Febbraio 16, 2015

Occuparsi dello stronzo, e basta.

Emma Bonino intervistata da Giovanni Casadio e Dario Cresto-Dina su Repubblica:

Il 12 gennaio, in diretta su Radio Radicale, ha fatto un outing coraggioso. Ha detto: io non sono il mio tumore e voi neppure siete la vostra malattia, dobbiamo pensare che siamo persone che affrontano una sfida che è capitata. Si è rivolta a una pattuglia di combattenti. Quanto è stato difficile pronunciare quelle parole?
«Mi è costato pensarle, metterle in fila una dopo l’altra, mostrare una mia fragilità intima. Io sono una piemontese riservata anche sulle disgrazie, da sempre provo a vivere sostenendo che il personale è politico ma credo anche che il privato non sia pubblico. Può sembrare uno scioglilingua ma spero si capisca. Ero emozionata, come se avessi dovuto annunciare un divorzio. Io che non mi sono mai sposata, pur avendo avuto due grandi amori, perché sono refrattaria alla convivenza, a quella disciplina alla quale ora la malattia mi ha costretta. O forse, pensandoci bene, sono stata una virtuosa per mancanza di tentazioni. Alla fine avere fatto quella confessione mi ha aiutata. Molti malati mi hanno scritto: “Grazie, ha aiutato anche me”. Avere la consapevolezza che noi non siamo il nostro male, che siamo altro, che dobbiamo sforzarci di continuare a essere le stesse identiche persone di prima costituisce la nostra speranza e la nostra fede laica. So che mi devo occupare di questo stronzo e basta. Io o lui, vedremo chi la spunta. Ma non vado certo su internet a cercare che cos’è il microcitoma, oppure se mi conviene prendere l’aloe o qualche specie di bacca miracolosa…».

(E tanti auguri!)