Il paradosso delle cinquanta sfumature.

Quando in Italia uscì la trilogia Cinquanta sfumature era il periodo in cui gli ebook reader iniziavano a prendere piede in maniera consistente. Tra le tante voci in strenua difesa del libro tradizionale, se ne levò una completamente a favore di quello elettronico: garantisce l’anonimato. E tutti giù a far battute sul fatto che, finalmente, si sarebbero potute leggere le sfumature senza che il tizio di fronte in metropolitana giudicasse noi e i nostri (eventuali) gusti sessuali.
A distanza di qualche anno, e complice l’uscita del film tratto da quei romanzi, si ritorna a parlare di questa strana forma di anonimato, per cui il libro elettronico è preferibile a quello di carta. Lo fa un articolo di Slate, che però ha come obiettivo quello di celebrare il «paradosso delle Cinquanta sfumature»: finalmente chiunque è libero di leggere il libro che vuole — sia esso un racconto soft-porno, un romanzo di Dickens o persino il Mein Kampf di Adolf Hitler — senza essere giudicato da nessuno. Attenzione, però, perché scrive Neil Richards che l’insidia sta da un’altra parte: forse non è il nostro vicino di posto sul treno a conoscere il testo che stiamo leggendo, ed eventualmente giudicarci; di sicuro è chi quel testo ce lo ha venduto, seppur in digitale:

la facilità con cui si acquista un libro digitale nasconde il paradosso della privacy dell’e-reader — chi te lo vende conosce esattamente chi sei e quale ebook leggi, quando, quanto e quanto spesso. Amazon sa più sulle tue abitudini di lettura sul Kindle del commesso della libreria, più del tuo bibliotecario e più di chiunque abbia mai conosciuto il nostro modo di leggere. Considerate un’ipotetica lettrice di Cinquanta sfumature di grigio che si portava appresso il suo Kindle nella metropolitana di Londra. Gli altri passeggeri avranno potuto non avere alcuna idea di cosa stesse leggendo, ma Amazon sì. Il modo in cui il Kindle è progettato permette ad Amazon di sapere non solo costa stava leggendo, ma anche se aveva finito il libro, a che pagina era arrivata, il tempo di lettura di ogni singola pagina, e quali passaggi aveva sottolineato per magari riprenderli in altri momenti, più privati. Certo, l’acquisto dei libri di carta è più laborioso, ma una volta che li abbiamo tra le mani hanno la privacy inclusa nelle loro pagine.

Quello di Richards non è un atto di accusa nei confronti dei libri digitali, e vorremmo vedere. Anche perché finora, scrive, «non esiste indicazione alcuna del fatto che Amazon abbia fatto qualcosa di particolarmente preoccupante con questi dati, o che le informazioni dei lettori siano state divulgate». Semmai, tutti questi dati sono stati utilizzati per garantire al lettore un servizio migliore e per indirizzarlo ad acquistare nuovamente: tutti elementi che rientrano in normali strategie di marketing.
Piuttosto, Richards punta il dito contro una carenza legislativa americana. Tipicamente, le direttive americane a differenza di quelle europee non sono omnicomprensive, ma settoriali. Per quanto riguarda il prestito di libri, spiega Richards che «i bibliotecari americani hanno sviluppato un’etica professionale di confidenzialità e si sono spesi affinché queste regole professionali diventassero legge per proteggere i dati delle librerie in tutti gli stati». Mentre per il noleggio di altri media esiste addirittura una legge, la Video Privacy Protection Act, approvata nel 1988, presidente Ronald Regan, dopo che erano stati diffusi i dati sui noleggi video del giudice della corte suprema Robert Bork. Questa legge non prende però in considerazione il noleggio di ebook perché, come spiega Richards:

continua a proteggere non solo le videocassette, ma anche la vendita di DVD e persino la coda di esecuzione di Netflix. Per una curiosa omissione, i libri e gli ebook non sono però protetti da nessuna legge federale sulla privacy. Qualche stato protegge le vendite di libri come parte delle sue norme sulla confidenzialità di librerie e biblioteche: il Colorando protegge i dati delle librerie nel primo emendamento della sua costituzione, e il Reader Privacy Act della California considera i dati su libri ed e-book come riservati. Ma le leggi sono basate sulla privacy intrinseca della carta, non sui nuovi sistemi di sorveglianza degli e-reader e delle smart tv.

Dunque non esiste un problema di privacy, nemmeno se i grandi operatori del settore conoscono tutti i nostri dati. Esiste, semmai, un problema di mancanza di leggi adeguate.