Febbraio 24, 2015

Della moda e della pubblicità.

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Josephine Collins è una giornalista e docente di moda all’University of Arts di Londra. In un suo intervento su The Conversation scopre un po’ l’acqua calda dei rapporti tra il mondo dei magazine patinati e quello della pubblicità. Il suo giudizio — che è più rammaricato, che di accusa — arriva dopo il recente sdoganamento, sull’Atlantic, delle riviste di moda come di un grimaldello del femminismo. Scrive Collins:

Chieditevi cosa penserebbero i lettori delle riviste di moda della credibilità del team editoriale di cui si fidano se conoscessero che le copertine sono qualcosa che a volte viene pagato — il costo dello scatto, non una tariffa per la pubblicità — da un marchio pubblicitario. Lo stesso marchio che ha dato indicazioni circa la location, la modella, la pettinatura e gli abiti. Nelle riviste di moda capita spesso che gli stylist debbano rinunciare a delle idee creative per lo storytelling di un servizio fotografico — gli indumenti, dalla testa ai piedi, vengono spesso imposti dai pr delle agenzie pubblicitarie.

Di recente ho sfogliato un magazine dove lo stesso outfit era usato sia nella pubblicità di un marchio che in un servizio. Anche in un mondo dove esiste una regola non scritta secondo cui i pubblicitari mettono il becco anche nei servizi, questo sembra davvero troppo.

Se per i corrispondenti di moda dei quotidiani non essere benvenuti alle sfilate dopo una brutta recensione può essere una medaglia all’onore, la situazione per chi scrive nelle riviste di moda è differente. Gli introiti pubblicitari per le riviste di moda e di lifestyle sono l’anima del successo commerciale, soprattutto in un mondo dove le copie stanno crollando. Non essendo mai state capaci di critica, le riviste di moda mostravano la loro disapprovazione di una collezione escludendola dalle pagine; ora però i pubblicitari chiedono per contratto che tutte le sfilate siano coperte. La minaccia di ritirare la pubblicità, infatti, gioca un ruolo enorme nelle scelte editoriali, e i lettori potrebbero rimanere sconcertati nell’apprendere i negoziati che si svolgono dietro le quinte.