Whiplash, un roundup.

Il film premio Oscar Whiplash (non che si voglia parlare ancora di Oscar, ma vabbé) secondo Ivan Hewett del Daily Telegraph presenta delle similitudini con il mondo del porno:

Whiplash (come suggerisce il titolo, «frustata» in italiano) è un tipico esempio di pornificazione della cultura, cioè dell’idea che puntare all’estremo e cercare sempre il massimo effetto shock siano gli unici modi per ottenere un prodotto artistico. Come nel porno, tutto dev’essere a favore di camera, e questo lo si ottiene mostrando una scena shockante nel più breve arco di tempo possibile. Tutto deve avvenire alla massima velocità, e così vediamo Flecther attaccare ripetutamente l’impegno dello studente di batteria dopo averlo ascoltato per circa due secondi. Il che non è semplicemente plausibile. Occorre tempo per capire se un batterista è «dentro il groove», ma il regista Chazelle vuole solo condurci velocemente al momento orgasmico in cui il batterista viene umiliato.

Si è letto da più parti che Whiplash potrebbe avere tra i suoi pregi quello di facilitare il ritorno della musica jazz presso un pubblico giovane (o non) che nel tempo ha dimostrato disaffezione nei confronti di questa musica. Il tentativo è lodevole — dato anche il noto conservatorismo del genere musicale, almeno nella sua parte più mainstream — , seppur qualcuno ha già messo in guarda dal rischio che la pellicola possa rendere il jazz un genere hipster. Il fatto è che l’immagine che Whiplash dà del jazz non corrisponde molto alla realtà. Scrive ancora Hewett:

Il jazz che si sente nel film, suonato da quello che si suppone essere il jazz ensamble del miglior college musicale degli Stati Uniti, è straordinariamente smorto. E tutto il college sembra avere sede in un bunker sotterraneo. Non ci sono finestre, e il professore sadico sembra governare l’intera scuola con una bacchetta di ferro. Nessuno ride, nessuno scherza. Mentre chiunque abbia anche la più piccola conoscenza del mondo del jazz sa che il divertimento e il gioco sono alle sue radici.

La relazione tra il jazz reale e quello rappresentato da Whiplash è stata sottolineata anche da altri commentatori. Il più feroce dei quali, Richard Brody, si è espresso sulle pagine del New Yorker dicendo che «l’idea che il film ha del jazz è una caricatura grottesca e ridicola» e che anche l’aspetto prettamente musicale non emerge:

I giovani musicisti in Whiplash non suonano molta musica. Andrew non è parte di un gruppo, non suona né fa jam session con i suoi colleghi studenti — non in un parcheggio, non in una stazione della metropolitana, non in un bar, nemmeno in una cantina. Non studia teoria musicale, né da solo né con i suoi colleghi. Mancano una comparazione ossessiva dei dischi e degli stili e il senso di un largo apprezzamento della storia del jazz — non vengono mai citati batteristi del calibro di Elvin Jones, Tony Williams, Max Roach o Ed Blackwell. Per farla breve, la vita del giovane musicista riguarda solo la pura competitività e nient’altro. Il film non ha la musica nella sua anima — e, per quello che importa, nemmeno la musica nelle sue immagini. Ci sono modi di filmare la musica che sono di per se musicali, che fanno apparire un sentimento musicale oltre quello che c’è nella colonna sonora, ma le immagini di Chazelle non rappresentano nulla di tutto ciò.

La copertina di We Insist! (1960), probabilmente il disco più famoso del batterista Max Roach
La copertina di We Insist! (1960), probabilmente il disco più famoso del batterista Max Roach

Il critico cinematografico del Chicago Reader JR Jones ha scritto invece che gli amanti del jazz avrebbero trovato il film «leggermente offensivo» e intento a celebrare «non il talento musicale ma il virtuosismo vuoto e inutilmente celebrativo»:

Whiplash non è un davvero un film sul jazz. Abbiamo tutti sentito parlare dei leggendari cutting contest, gare in cui i grandi solisti si affrontavano. Ma se avete mai suonato in un contesto di improvvisazione, saprete che la chiave di tutto è ascoltare gli altri musicisti, non cercare di sbaragliarli. Molti musicisti jazz di mia conoscenza possono essere davvero simili a Fletcher, ma quelli realmente bravi sanno che la generosità e lo spirito di squadra sono parte integrante di un grande ensemble, e il modo migliore per rovinare uno spettacolo e lasciare che diventi una competizione tra diversi ego, con i musicisti che si limitano a fare il compitino fino a quando i riflettori non si accendono su di essi.