Soluzioni non ipotizzabili.

Anche Cristiano De Majo, su Rivista Studio, è abbastanza d’accordo con le considerazioni di Elisabeth Donnelly.

Culture Crash, oltre a essere un’indagine, dati alla mano, del bilancio del comparto più effimero dell’economia, è soprattutto una raccolta di storie di gente che non ce l’ha fatta, di giornali che hanno chiuso, di negozi di dischi e librerie fallite, di gallerie d’arte che non alzano un soldo, di architetti e designer senza progetti. E ovviamente fa deprimere tantissimo.

Così come fa deprimere il cyberpessimismo – peraltro sempre più diffuso, anche in vecchi pionieri come Jaron Lanier – che rende  il libro un manifesto del passatismo. Se il sottotesto sembra continuamente dirci: ah, se non ci fosse la rete, staremmo tutti bene adesso, le soluzioni rispetto al nuovo modello non sembrano ipotizzabili. Resta quest’epoca d’oro da vagheggiare aspettando appunto la fine dell’arte.

Una fine ben motivata da Timberg, se non fosse che manca un dato fondamentale e cioè la misura dell’espansione di questa classe creativa. Se negli Stati Uniti  l’industria culturale ha origini più antiche e una robustezza incomparabile, e quindi il probabile aumento dei creativi degli ultimi vent’anni non è così esponenziale, in Italia l’esiguità della classe creativa del passato e il confronto empirico con quella di oggi fa pensare che l’espansione sia stata enorme e quindi insostenibile.  Quanti libri di narrativa italiana sono usciti nel 2014? Quante persone della mia età hanno deciso di fare i fotografi? Quanti artisti conoscete? E quante persone vanno a Berlino ad aprire una start-up?

La risposta è sempre: troppi rispetto alla domanda di cultura, quindi troppi per essere economicamente sostenibili. Timberg, e non solo lui, obietta: non ha senso ridurre l’Arte con la maiuscola a logiche di mercato; per esistere, l’Arte ha bisogno di istituzioni pubbliche o private, sostegni di qualche tipo che colmino le sue scontate inefficienze economiche. Ma c’è una contro-obiezione abbastanza ovvia: chi stabilisce allora cosa debba essere sostenuto e cosa no?