Pubblicare, ripubblicare e altre cose.

Massimo Mantellini sul suo blog, partendo da un caso personale, solleva una questione piuttosto interessante. È capitato che l’edizione del Foglio di ieri riportasse per intero un suo articolo, precedentemente apparso sul blog che tiene sul Post. Per chi non lo sapesse — e dunque anche per Mantellini, che dubito non lo sappia ma sembra far finta di — Il Foglio del lunedì, quello che esce su carta color salmone, non è curato dalla redazione del giornale romano, ma da un service esterno diretto da Giorgio Dell’Arti. E dal 1996, anno in cui prese ad uscire ogni lunedì (giorno in cui Il Foglio ‘tradizionale’ non è in edicola), ripubblica il meglio di quanto apparso sulla stampa nazionale.

Il problema che solleva Mantellini è però un altro: questo ‘meglio di’ come viene compilato? Non nel senso di: con quali scelte direzionali e redazionali. Ma proprio: viene compilato rispettando il diritto dell’autore e quello del proprietario degli articoli ripubblicati? Secondo Mantellini — che al momento è l’unica voce che sono riuscito a recuperare sulla vicenda — no. Altrimenti non avrebbe scritto un post intitolato «Il Foglio mi paga in visibilità», nel quale lascia intendere non solo una punta di fastidio per l’essere apparso su un giornale del quale con ogni probabilità non condivide quasi nulla (il che è legittimo), ma anche che nessuno abbia chiesto — a lui o al Post — l’autorizzazione a riprodurre il suo articolo.

Il problema c’è, è serio ed esiste in moltissimi altri posti che non siano Il Foglio del lunedì. Che almeno ha il pregio — mi si consenta una difesa nei confronti di una testata alla quale sono molto affezionato — di andare in edicola, riprodurre gli articoli solo su carta e di farlo a distanza di giorni. Il che, credo converrà anche Mantellini, è cosa ben diversa da chi li copia-incolla il giorno stesso, o da chi ‘cita’ grandi porzioni di articoli apparsi altrove, o di chi ‘traduce’ articoli della stampa (cartacea, online) estera senza specificare se ne è licenziatario legittimo ma solo facendo quello che del resto fa anche Il Foglio del lunedì: citando il nome dell’autore, la testata su cui è uscito, la data di pubblicazione (e a volte, ma solo a volte, degnandosi anche di linkare l’articolo originale). La pratica di per sé non sembrerebbe lecita. Ma, almeno in alcuni casi e almeno in Italia, parrebbe in qualche misura tollerata dalla legge sul diritto d’autore (n. 633 del 1941), che all’art. 65, comma 1 dice:

1. Gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l’utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell’autore, se riportato.

Io non so se la riproduzione del post di Mantellini fosse «espressamente vietata»: sul Post non riesco a trovare indicazioni a riguardo. So però che Mantellini è l’autore e, a meno di non aver ceduto qualsiasi diritto di sfruttamento economico del suo articolo al Post, ha ragione nel rivendicare di aver subìto la violazione di un diritto d’autore. Certo, avrebbe potuto farlo ex ante, e pretendere che in calce al suo articolo ci fosse scritto «riproduzione riservata», ma temo che ciò non sarebbe stato molto in linea con quanto va da tempo denunciando. Ex post, invece, anziché un post un po’ risentito, sarebbe stata sufficiente una mail a Dell’Arti nella quale far valere le proprie ragioni.

La cosa che però mi fa più specie è che il Mantellini che lamenta questo fatto è lo stesso che ha scritto un libretto piuttosto interessante e citato in giro: La vista da qui. All’interno del quale mi ero segnato un paio di passaggi. Passaggi su cui non ero d’accordo nemmeno un po’ al momento della lettura, e nei confronti dei quali continuo ad essere scettico. Ma che mi sembrano essere abbastanza in contraddizione con questo suo lamento odierno. A non so che pagina — ho letto col Kindle e i riferimenti ai numeri di pagina sarebbero da abolire — scrive Mantellini (che spero mi perdoni e consideri questo mio come innegabile diritto di cronaca e citazione):

Possiamo prendere una poesia che ci è piaciuta e ricopiarla su un blog? Possiamo fare su internet, in maniera spontanea e libera, ciò che ai tempi del liceo facevamo con le audiocassette? Possiamo insomma raccontare noi stessi utilizzando i libri, la musica, le opere d’arte come mediatori sentimentali e attraverso questo tipo di contenuti diventare noi stessi dei piccoli produttori culturali? La risposta è no, non possiamo. Se decidiamo di farlo ugualmente, con ogni probabilità violeremo la legge sul diritto d’autore. E poiché è indubbio che di doveri verso gli altri ne abbiamo molto bisogno, ma di diritti per noi stessi ancora di più, la legge sul diritto d’autore, dopo internet, dovrà essere cambiata. Mi spiace dirlo così nettamente ma fino a quando tali norme non verranno riviste, entro certi limiti, sarà naturale violarle.

È una citazione interessante. Perché, in buona sostanza, afferma che Il Foglio, ripubblicando nell’edizione del lunedì il suo articolo, ha commesso un illecito e violato la legge sul diritto d’autore. Da una parte. Perché dall’altra, se condividesse la stessa battaglia che ne La vista da qui Mantellini dice di voler combattere — cioè quella per cambiare la legge sul diritto d’autore «dopo il grande stravolgimento causato dallo sviluppo della rete» — Il Foglio ha in in un certo senso fatto bene a violarlo: stando le cose come sono oggi, viene quasi «naturale» farlo.

Certo, un paio di righe più sotto Mantellini specifica di non riferirsi «alle forme di pirateria industriale che generano lucro per chi le organizza», ma piuttosto «alla nostra essenza di animali sociali, all’idea di un sistema di valori nel quale viene prima la diffusione della conoscenza, poi la tutela degli aventi diritto». Posto che non credo che Il Foglio eserciti opera di pirateria, e ribadito che Mantellini ha tutto il diritto di rivendicare i suoi diritti (ops!), nello specifico questo non è il caso in cui la conoscenza, espressa dall’articolo di Mantellini pubblicato sul Post, sia di quelle da salvaguardare e, se possibile, diffondere? Del resto, è molto probabile che la ripubblicazione di quell’articolo abbia fornito ai «quattro amici al bar» che fanno Il Foglio e ai loro tre lettori un punto di vista che altrimenti non avrebbero mai conosciuto. La questione del diritto d’autore e della sua tutela potrebbe tranquillamente venire dopo, no?

Ci sarebbe poi tutta la questione di chi fa aggregazione (nel mio piccolo, è quello che provo a fare anche io da queste parti), ricavandone anche introiti economici (non è il mio caso), e magari aggregando contenuti cartacei mai pubblicati legittimamente su internet con un link che rimanda a chi li ha ripubblicati in barba al diritto d’autore. Ma sarebbe davvero una questione troppo lunga e spinosa.

Mi rendo conto dell’apparente fallacia delle mie argomentazioni. Almeno nella stessa misura in cui mi sono sembrate, all’epoca della lettura de La vista da qui, fallaci alcune di quelle di Mantellini. Non perché alla base dell’idea romantica della condivisione di tutto prima di tutto, e poi vediamo come regolarci con i diritti, non stia una visione del mondo che in buona parte posso anche condividere. Ma perché non mi piacciono affatto alcuni tic che prendono a girare dopo questi ragionamenti. Come per esempio quello di pensare che un prodotto discografico da tempo fuori commercio debba essere ripubblicato solo perché a Mantellini piace (è un esempio che fa nel suo libro) e gli è dunque incomprensibile il motivo per cui non lo si possa fare. Che è invece molto semplice, e Mantellini lo sa: chi ne possiede i diritti fonografici, l’unico titolato a poterlo ristampare, evidentemente non ne ha alcun interesse; allo stesso modo in cui per lui non è legittimo che una testata ripubblichi un suo articolo.