Marzo 25, 2015

Tic e condivisioni di riflesso.

Chinua Achebe è stato uno scrittore e critico letterario nigeriano, famoso dalle nostre parti soprattutto per il romanzo Il crollo (1958). È morto a Boston il 22 marzo 2013, due anni fa.

Negli ultimi giorni si è assistito però ad una specie di sua seconda morte. Tutto è partito dalla rete. Come ha ricostruito Joshua Benton su Neiman Lab, qualcuno per celebrare l’anniversario della sua morte ha scritto un tweet e ri-condiviso l’obituary che il New York Times aveva dedicato allo scrittore. In pochissimo tempo, Achebe è diventato trending topic su Twitter e su Facebook, con la notizia della sua morte condivisa da moltissime persone, tra cui personalità attendibili come Susan Rice, consulente per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, che in un tweet del 23 marzo (poi rimosso) parlava di «giornata triste per la Nigeria»:

First Post, che ha ricostruito tutta la storia, parla del fenomeno della «condivisione di riflesso»: si condivide senza porsi troppe domande sul contenuto di ciò che si sta condividendo, ma anzi dando per assodato che, parlandone la rete ed essendo citata una fonte autorevole come il New York Times, la notizia sia non solo affidabile, ma anche ‘fresca’. A tal proposito scrive Shirley Li sull’Atlantic:

I lettori spesso non fanno caso alla data di pubblicazione di una storia, perché non c’è associazione tra la stessa e il momento in cui la leggono. Nel passato, la gente prendeva fisicamente in mano un giornale raccogliendolo sulla porta ad una certa ora del giorno (o accendeva la TV per vedere i notiziari della notte). Oggi quelle stesse notizie vengono presentate su internet non sotto forma di titoli, ma di topic; vengono trasformate in parole chiave che a loro volta diventano hashtag. La nozione di data di pubblicazione associata a storie individuali oggi sembra datata. E dal momento che chi produce le notizie fa sempre più affidamento sui social network (soprattutto su Facebook) per farle circolare, tutto l’ecosistema delle notizie incentiva il tenere la data e l’ora di pubblicazione in qualche modo nascosta.

La conseguenza maggiore di ciò è la scomparsa di una data di scadenza per le notizie, siano esse breaking news (e dunque qualcosa di legato ad un determinato momento) o storie che possano essere letta anche fuori dal contesto temporale nel quale sono avvenute. First Post fa poi notare anche un altro aspetto che deriva da questa vicenda, e che ha a che vedere con la distrazione e i riflessi automatici dovuti all’esposizione a flussi ininterrotti di informazioni:

Siamo abbastanza certi che molte persone che hanno condiviso il link al NYT con l’obituary di Achebe abbia fatto lo stesso due anni fa, quando lo scrittore morì per davvero — e se ne sia semplicemente dimenticata. Nel flusso infinito di condoglianze via web, è molto facile perdere traccia di quelle che hai espresso nella tua timeline. E se un certo numero di persone che ricordavano che Achebe era morto due anni prima hanno ridacchiato in silenzio osservando le loro timeline, la verità è che fenomeni di questo tipo dicono qualcosa su di noi e sul moto in cui rispondiamo al flusso costante di informazioni che proviene da internet.