Milano a mano armata.

Scrivendo la cronaca del drammatico episodio della sparatoria di questa mattina al Palazzo di Giustizia di Milano, il sito del Corriere della Sera ha messo insieme un paragrafo gustosissimo da leggere — tutto un periodare breve, brevissimo, figlio della concitazione di dover aggiornare e editare il pezzo man mano che arrivavano nuove notizie. Con l’utilizzo di espressioni risalenti al giornalismo degli anni Sessanta e Settanta, quando a Milano e dintorni si aveva a che fare con la «mala»: «braccato», «acciuffato», «asserragliato», «rocambolesco».

Spari in un’aula di Palazzo di Giustizia di Milano. A sparare in tribunale sarebbe stato Claudio Giardiello, imputato per bancarotta fraudolenta. L’uomo avrebbe esploso 4 o 5 colpi di pistola al terzo piano del tribunale, sul lato di via Manara, attorno alle 11 di mattina dopo che il suo difensore ha rinunciato al mandato, scatenando il caos all’interno dell’edificio. I morti sarebbero tre, tra loro sarebbe rimasto ucciso un giudice, raggiunto però dallo sparatore al secondo piano dell’edificio, nel suo ufficio. Ci sarebbe almeno un’altra persona ferita.
L’uomo, secondo fonti del Corriere della Sera confermate poi dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, è stato acciuffato dai carabinieri a Vimercate, in Brianza, alle porte di Milano, dopo una rocambolesca fuga su una moto e dopo essere stato braccato dalle forze dell’ordine all’interno del Palazzo di Giustizia, asserragliato al terzo piano.