Aprile 10, 2015

Riscrivere gli incipit

nori_formaggio

Paolo Nori è, secondo me, uno dei migliori scrittori italiani della sua generazione, ed un gran esperto di letteratura russa (ma questo gli viene riconosciuto unanimemente, non è solo «secondo me»). Qualche anno fa, Marianna Rizzini del Foglio gli dedicò un lungo ritratto, per chi volesse inquadrare meglio il personaggio. I suoi libri, i suoi racconti e le sue storielle non sono solo belli e interessanti per ciò che contengono, ma anche per come lo contengono. La sua lingua scritta è molto parlata: suona bene, ed è piena di anacoluti e altre cose del genere che se le scrivessi io — se le scrivessimo noi — sarebbe ridicolo. Eppure, sembra ridicolo anche a qualcuno che fa il suo stesso mestiere. Lo stesso Nori lo racconta oggi su Libero: a Pasqua un suo conoscente lo chiama al telefono, gli spiega di aver parlato di lui con uno «scrittore romano» e che questi gli ha riferito che Paolo Nori sarebbe meglio che «i libri li scrivesse in italiano». A Nori, allora,

è venuto in mente di una volta che ho sentito il mio amico Daniele Benati che, in una relazione dove parlava di lingua scritta e lingua parlata, citava la prima frase di un romanzo che ho scritto, che si intitola La banda del formaggio, frase che è pronunciata dal protagonista del libro, che si chiama Ermanno Baistrocchi, e che dice: «Ma quelli che scrivono sopra ai giornali, non gli capita mai che gli viene il dubbio che quello che scrivono son delle cagate?». In quella relazione, Daniele aveva poi trasformato quella prima frase della Banda del formaggio in una frase grammaticalmente corretta che era, se ho trascritto bene: «Ma ai giornalisti, non capita mai che sorga il dubbio che i loro articoli siano assurdità?».
Ecco. Questa seconda frase, cioè la variante in italiano corretto della prima frase della Banda del formaggio, è una frase che io non scriverei mai, e che mi sembra non solo poco interessante, repellente, proprio, e che mi rimanda a un personaggio non solo poco interessante, repellente, proprio, mentre molto interessante e attraente mi sembra la voce che pronuncia la prima frase, quella scorretta, cioè la voce di Ermanno Baistrocchi, praticamente.