Un enorme telefono senza fili.

Leggendo sull’Atlantic un articolo di Joe Pinsker sugli scenari futuri cui i sistemi di traduzione simultanea ci condurranno, ho trovato questo passaggio che rinforza le mie convinzioni. E cioè che, ancora per molto tempo, servizi pure innovativi come quello della traduzione simultanea appena resa disponibile anche in Italia da Skype, saranno sostanzialmente inutili:

A mio padre piace raccontare una storia che riguarda un suo amico scienziato. Il quale una volta esordì ad una conferenza che stava tenendo in Giappone raccontando una barzelletta che durava un paio di minuti. Dopo averla raccontata in inglese, aspettò che fosse fatta la traduzione per il pubblico. La traduttrice però parlò per pochi secondi, dopodiché il pubblico esplose in una risata.
Una volta finita la conferenza, lo scienziato chiese alla traduttrice come aveva potuto riassumere l’umorismo della sua barzelletta in una forma così concisa. Lei alzò le spalle e disse: «Ho spiegato che il nostro ospite americano aveva appena raccontato una barzelletta molto divertente, e che quindi tutti avrebbero dovuto ridere».
La storiella su questo scienziato dimostra la qualità soggettiva e tutta umana della traduzione. Muoversi tra diverse lingue di rado vuol dire tradurre letteralmente il significato; richiede il costante riposizionamento di input imprevisti, infinite decisioni soggettive e qualche consapevolezza sociale. In altre parole, tradurre è qualcosa per cui sono portati gli umani, non le macchine.

Il motivo di questo mio scetticismo è presto detto. Non vorrei che la già pigra umanità facesse troppo affidamento su questo tipo di servizi, e li collocasse nel suo ordine di priorità molto al di sopra del cercare di imparare una lingua straniera che possa rivelarsi utile nel lavoro o nelle relazioni sociali. Il risultato sarebbe imbarazzante: milioni di persone che credono di comunicare con milioni di altre persone facendo affidamento su un servizio terzo nei confronti del quale non possono avere l’onere della prova circa il fatto che si stia comportando correttamente. Un enorme telefono senza fili, dove alla peggio nessuno capirà nulla di ciò che sta dicendo il suo interlocutore e, alla meglio, tutti annuiranno alle affermazioni altrui fingendo di averle capite — un po’ come la traduttrice che chiede al pubblico di ridere per una barzelletta appena raccontata in un’altra lingua.