Giugno 18, 2015

Uscire dai bar, la mattina, in Corso Sempione.

corso_sempione

A riprova del fatto che non è su Internet che prendono forma le idiozie più assurde, le notizie più false, il chiacciericcio più inutile, e per tranquillizzare Umberto Eco (e Michele Serra) circa il fatto che Internet non genera un bel niente e semmai amplifica (ma amplificano anche i libri, i giornali, le riviste ecc.), testimonio quanto segue.

Questa mattina, uscito dalla metropolitana, mi avviavo verso Corso Sempione a Milano per poi, da lì, raggiungere il lavoro. Notavo che tutta la circolazione era bloccata da un grande dispiegamento di forze di polizia municipale, impegnate nel duro compito di tenere a bada i pedoni sui marciapiedi e gli automobilisti e i motociclisti sulle strade che si immettono nel corso. Pensavo, tra me e me, che da lì sarebbe dovuto passare qualcuno di importante. Poi mi sono ricordato che a Milano era arrivata Michelle Obama e che, probabilmente, questa mattina sarebbe dovuta passare da Corso Sempione per uscire dalla città e raggiungere i padiglioni dell’Expo o non so che. (Più tardi ho poi scoperto che era proprio così).

Tra le tante cose che pensavo c’era che, poverina, la first lady non ha davvero un attimo di pace: se per dover attraversare una città blocca il traffico, non oso immaginare gli ostacoli nella sua vita privata quando decida di voler fare qualcosa sulla scorta del fatto di volerla fare e basta, senza dover dare giustificazioni a nessuno. Ma questo è il meno. Perché pensavo anche a Umberto Eco e alle presunte cazzate che nascerebbero e crescerebbero sui social network — la mattina, devo ammettere, non è un gran pensare il mio pensare — e mi accorgevo di una cosa. A pochissimi era chiaro che a bloccare il traffico fosse il passaggio di Michelle Obama. Per tutti gli altri, non so se per loro ignoranza della notizia o se per una questione di sintesi ahimé abusata non solo sui social network ma anche nella vita reale, era semplicemente «Obama» a costringerli a stare fermi e disciplinati sul marciapiede, sotto lo sguardo severo (ma non troppo) di una vigilessa urbana. E vi risparmio la demagogia non solo inutile, ma anche ingiustificata/ingiustificabile, che le mie orecchie han dovuto sentire sul numero di vigili urbani e poliziotti impiegati, su quante moto chiedevano strada, su quante macchine fungevano da scorta e così via. Proveniva tutta da gente che stava andando al lavoro, mica appena uscita da un bar di Corso Sempione.

foto Fototak.