Agosto 22, 2015

La dittatura del politicamente corretto, spiegata col gelato.

Gelato alla fruttaFoto Keane Dasalla via flickr

Volevo solo prendere un gelato, ma invece mi sono scontrato con il politicamente corretto. Io, poi, che in un sabato pomeriggio di agosto avrei sicuramente avuto di meglio da fare che impegnare un paio di neuroni per buttare giù queste righe. Ma tant’è. Di fare polemiche via web non ne ho (più) voglia; c’è un tempo per tutto e il tempo per quelle cose mi era sembrato finito anni fa. Però lo spunto è tale, la palla alzata è tanto bella – la sua parabola giusta, scende a pennello sul mio braccio lanciato in aria – che ignorarla e farla cadere senza batterla in schiacciata sarebbe un peccato. Mi concedo dunque il vezzo.

Volevo solo prendere un gelato. Ricordavo che in quel corso, il principale di una città capoluogo di provincia, c’era un’ottima gelateria, di quelle storiche che pensavi nessuno avrebbe avuto il coraggio di rimuovere da lì. Infatti nessuno l’ha rimossa; ma oggi pomeriggio ho scoperto che il vecchio proprietario ha mollato gli ormeggi e l’ha ceduta a qualcuno che, come prima cosa, ha pensato bene di cambiare il nome alla bottega, dandone uno anglofono che crea un vago gioco di parole che ora non ricordo e che ricordo invece non avermi fatto (sor)ridere nemmeno un po’. Superata la diffidenza che mi prende in questi casi – tanto più che ricordavo che giusto più avanti c’era un’altra gelateria, magari meno buona e sicuramente meno storica di quella ora chiusa, ma che sarebbe potuta andare bene in ogni caso – dicevo, superata la diffidenza sono entrato e mi sono diretto verso il bancone con in mostra i gelati, ho scoperto in quel momento, politicamente corretti: metà del banco, e quindi metà dei gusti (tutti quelli alla frutta, ad eccezione della pesca, chissà perché) era indicato come gluten free, vegan e con l’olio d’oliva utilizzato al posto di qualunque altro elemento contenente lattosio (altrimenti, immagino, non sarebbe stato vegan).

Io non ce l’ho, nell’ordine: con i vegani, con i celiaci o con chi è intollerante al lattosio. Ma ho avuto l’impressione che loro, per tramite del nuovo gelataio, ce l’avessero con me. Una dittatura della minoranza, praticamente: avessi desiderato un gusto alla frutta, mi sarei dovuto accontentare di prendere un qualcosa che non era gelato. Il gelato, quello che conosco io e che conosce praticamente ogni altro italiano non appartenente alla minoranza vegana o intollerante, è quello con lattosio e glutine. E senza olio d’oliva. Intendiamoci: io adoro l’olio d’oliva, solo che lo associo al salato, non al dolce. So che esistono torte che si fanno con l’olio d’oliva e per questo ringrazio i cuochi, più o meno provetti, che me lo dicono per tempo in modo che la sola idea di addentarne una fetta non mi faccia ribollire sangue e stomaco alla maniera che oggi pomeriggio mi sono ribolliti al pensiero di un gelato fatto con l’olio d’oliva.

Non è questione di minoranze che si devono adeguare alle maggioranze, figuriamoci. Certo, non ricordo una decina di anni fa una pestilenza di celiachia, e tutti mangiavamo il glutine e non avevamo problemi e ingrassavamo, dimagrivamo, avevamo le nostre sacrosante allergie senza pensarci troppo. Dev’essere che mi sono perso il momento in cui questa epidemia si è scatenata: probabilmente mi stavo ingozzando di pasta e pane da qualche parte, senza rendermi conto del grande cambiamento globale in atto e ora mi ritrovo qui, come un anziano, a rimpiangere i bei tempi. Però, ecco, non vorrei nemmeno che diventasse una questione di maggioranze che si devono adeguare alle minoranze. Per quanto, come detto, mi ripugni l’idea di mangiare un gelato fatto con l’olio d’oliva, non impedirei a nessuno che voglia mangiarlo – fosse per serie questioni di intolleranza o, come sospetto, per indottrinamento da pensiero unico – di farlo. Però voglio poter mangiare il mio sacrosanto gelato non vegano e non gluten free. Del resto, è il gelato che tutte le persone hanno mangiato fino ad oggi.

Ma niente: in quella gelateria i gusti alla frutta erano in quel modo, prendere o lasciare. Ho ovviamente lasciato, benedicendo il liberismo sfrenato che permette l’apertura di una gelateria dopo l’altra, fosse anche a distanza di qualche metro appena.