Febbraio 7, 2016

Don Chisciotte, oggi.

don chisciotte

In un bell’articolo pubblicato nella sezione culturale di Repubblica [07.02.2016 p. 40], il giornalista e scrittore Gabriele Romagnoli analizza la figura di Don Chisciotte, l’(anti)eroe del romanzo di Miguel Cervantes, nei giorni nostri. Nella penna di Romagnoli, il Don Chisciotte moderno

è vivo e lotta insieme a noi, o contro di noi. Lo incontriamo ogni giorno: nei tg che parlano di politica, nelle cronache sportive, in tribunale, in chiesa e, inevitabilmente, allo specchio. È quello lancia in resta, ogni giorno una nuova battaglia da perdere. Sa definirsi solo attraverso gli avversari, ammassandone quantità e qualità con lussuria da combattimento. Trasforma il quotidiano in epica. Si crogiola nell’impossibile e ambisce, più di ogni altra cosa, alla sconfitta, nella cui nobiltà si riconosce e, seppur per poco, si riposa. Cavalca al confine tra visionarietà (prodromo di grandezza) e illusione (sintomo di miseria). Trascina con sé nel fango (che proclama dorato) uno scudiero, anche più. Questo gli si mette appresso per fede, ci resta per pietà e, infine, perché non gli resta altra vita che all’ombra di quel sole spento.

Tanti gli esempi di moderni Don Chisciotte che Romagnoli cita nel suo articolo. Ci sono i politici, come Marco Pannella che «protesta, digiuna, s’imbavaglia […] Mai che acconsenta o riconosca» e che finisce per divorare i suoi scudieri «uno a uno, disconoscendoli, trasformandoli in nemici, attaccandoli, in attesa del duello finale con la propria ombra ». O come suo «fratello americano», l’otto volte candidato alla presidenza degli Stati Uniti Ralph Nader, che «si candidava per perdere e far perdere. Mister due percento felice e contento». Non mancano nemmeno gli esempi sportivi, come l’allenatore Zdenek Zeman, teorico (e pratico) di uno «schema di gioco splendente e perdente», finalizzato ad un risultato di 5 a 4 «in favore o a sfavore, senza distinguere» e quelli giudiziari, come il magistrato torinese Raffaele Guariniello con le sue inchieste «finite con archiviazione, prescrizione o trasferimento del fascicolo, ma lui non si è mai arreso: era già sul prossimo caso, su una nuova prima pagina». E sarebbe stato bello, a questo punto, leggere anche qualcosa sul linguaggio e i metodi di comunicazione solitamente adoperati da questi eroi.

C’è infine anche qualche caso di Don Chisciotte vincente. Erin Brocovich, ad esempio, che riesce a muovere – e vincere – una causa miliardaria contro una multinazionale che inquinava le acque (e che fu portato alla gloria impersonato da Julia Roberts nell’omonimo film); o addirittura Papa Francesco, che nelle parole di Romagnoli vuole «cambiare la chiesa di Roma, moralizzare chi parla in suo nome e per conto, diffondere nel mondo, addirittura, la misericordia». Ma qui forse Romagnoli si è fatto prendere un po’ la mano.