Febbraio 20, 2016

Un mondo di coglioni, per meglio prepararsi alla morte.

Umberto Eco non mi è mai piaciuto molto, problema mio. In queste ore successive alla sua morte, come sempre accade quando a mancare è qualcuno che ha lasciato il segno, stanno girando in rete molte delle cose da lui scritte nel corso della sua lunga e prestigiosa carriera di filosofo, studioso della lingua, massmediologo, semiotico e – da ultimo, seppur non in ordine cronologico e con tutte le avvertenze del caso – romanziere. Tra le tante, mi sono imbattuto in questo articolo pubblicato nel 1997 sull’Espresso. Eco immagina, da Maestro, di rispondere ad un immaginario discepolo chiamato Critone, il quale gli aveva domandato il segreto per prepararsi serenamente alla morte. Se anche nella scelta delle situazioni e dei nomi di fantasia Eco era solito collocarsi più o meno all’altezza di Dio, l’articolo che ne esce è una delle cose più belle mai lette sull’argomento.

Cerca soltanto di pensare che, al momento in cui avverti che stai lasciando questa valle, tu abbia la certezza immarcescibile che il mondo (sei miliardi di esseri umani) sia pieno di coglioni, che coglioni siano quelli che stanno danzando in discoteca, coglioni gli scienziati che credono di aver risolto i misteri del cosmo, coglioni i politici che propongono la panacea per i nostri mali, coglioni coloro che riempiono pagine e pagine di insulsi pettegolezzi marginali, coglioni i produttori suicidi che distruggono il pianeta. Non saresti in quel momento felice, sollevato, soddisfatto di abbandonare questa valle di coglioni?

Certo non è facile cimentarsi in questo,

Richiede studio e fatica. Non bisogna accelerare i tempi. Bisogna arrivarci dolcemente, giusto in tempo per morire serenamente. Ma il giorno prima occorre ancora pensare che qualcuno, che amiamo e ammiriamo, proprio coglione non sia. La saggezza consiste nel riconoscere proprio al momento giusto (non prima) che era coglione anche lui. Solo allora si può morire.