Agosto 28, 2016

Sciacalli e sciacalletti

Capita, purtroppo, che alle persone interessi più quello che dici di fare, anziché quello che concretamente fai. Soprattutto quando quello che fai non deve diventare oggetto di pubblico vanto. Il riferimento è al terribile terremoto che ha devastato il Centro Italia lo scorso 24 agosto e a tutto il meccanismo virtuoso della solidarietà che, per fortuna, si è messo in modo all’indomani della tragedia.

Succede però che tu fai, o organizzi per farlo, è quello lì invece sta su Facebook a contare quanti hanno postato lo screenshot della donazione sms, o a dire che lui farà, certo, ma senza specificare cosa farà. In uno scambio privato con degli amici, ho chiamato queste persone «sciacalletti»: non sono come quelli che vanno a rubare nelle case, ma ugulamente speculano per vari fini – spesso politici, rendendo la cosa ancora più triste – su chi aiuta, chi dice di aiutare e chi invece si nasconde dietro il dito (loro, spesso).

Mi rallegra il fatto che oggi anche Aldo Grasso abbia usato questo stesso termine nella sua rubrica domenicale sul Corriere della Sera per riferirsi a questo genere di personaggi:

Ma c’è un altro tipo di sciacallaggio mediatico, forse peggiore del primo, per il quale non sono previste condanne. Sono sciacalletti, narcisi e moralizzatori, che usano la Rete solo per alimentare il piagnisteo contro gli immigrati o le bufale, per esprimere la loro insignificante indignazione, per lucrare, per trasformare una disgrazia in una battaglia politica contro i propri nemici di turno.