Ottobre 15, 2016

Didascalia

Parole spese. Talvolta giuste, altre meno. Parole di elogio, parole esagerate.

Poi, verso la fine della coda di topo degli elogi funebri, arriva lui. Il bambino che smania di fare bella figura nella classe in cui i suoi compagni gli sono superiori, o comunque lui ha sviluppato nei loro confronti un malcelato complesso di inferiorità. Comprensibile la sua voglia di trovarsi nel momento giusto per dire la cosa giusta. Solo che prima definisce, inutilmente e  fuori contesto, «ingrato» il paese in cui vive; poi–forse perché a lui il Nobel non lo daranno mai nemmeno con i tempi che corrono–più ignaro che dimentico del fatto che un giullare, pur bravo, è uomo di corte per definizione, si affretta a dire che il defunto gli ha insegnato «a non essere cortigiano» e «ad essere indipendente».

Segue prova fotografica del perché, al bambino smanioso, non hanno chiesto dichiarazioni ai funerali di  Carmelo Bene o Paolo Poli.
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