Dicembre 31, 2016

I più letti del 2016

Foto via Flickr

L’unico bilancio di fine anno è quello che soddisfa la parte di ego che, di tanto in tanto, ti fa consultare i dati di navigazione di questo sito. Per cui, ecco di seguito i 10 post più letti nel corso del 2016. E nemmeno tutti sono stati pubblicati nel 2016.

1. Sartretizzarsi, l’originale. Dove si racconta di quella volta che Jean Paul Sartre rifiutò il Premio Nobel. Dev’essere stata la fortunata coincidenza con l’altro gran rifiuto, per lo meno a presenziare alla cerimonia, operato quest’anno da Bob Dylan. O forse c’entra (anche) il fatto che il post in questione è citato (almeno lo era fino ad una settimana fa) come fonte all’interno di una nota enciclopedia online.

2. La musica dub, spiegata. Una vecchia recensione di un saggio di Richard Skinner sul significato della musica dub, troppo spesso confusa (a torto) come una variante del reggae, quando invece rappresenta una vera e propria ‘intenzione’ musicale. Un po’ come lo swing. Della recensione è apparsa anche una traduzione in inglese, che però (stranamente) sembra avere meno successo della versione originale.

3. Forse è gia mattino e non lo so. La storia, che mi trascino dietro dal 2006, di Diana Est, brevissima eppure intensa meteora italo disco. Un pezzo che inspiegabilmente vanta un discreto successo, così come meno inspiegabilmente è stato più o meno plagiato qua e là su altri sitarelli che non vale nemmeno la pena linkare.

4. La musica del mondo. Ai tempi delle nomination ai Grammy del 2014, quelli di Twitter fecero una mappa dei generi musicali utilizzando la geolocalizzazione dei tweet. Ne venne fuori una di quelle cose curiose, delle quali è piena l’Internet. Forse andrebbe aggiornata, chissà.

5. Il carro dei vincitori è sempre pieno. Un sempreverde, in Italia, dove la gente ha sete di conoscere il significato del termine «bandwagoning». In questo post riprendevo un’ottima spiegazione che ne diede Angelo Panebianco sulle pagine del Corriere della Sera. Nota di colore: le visite a questo post sono notevolmente aumentate nelle ultime settimane, e cioè da quando Renzi ha perso il referendum del 4 dicembre ed è incominciata una specie di doppia gara: scendere dal carro di Renzi ovvero salire su quello di Gentiloni.

6. Godere e rosicare. Un pezzo nel quale si spiega il significato di due termini: «schadenfreude» e il suo contrario gluckschmerz». Del primo sono noti moltissimi usi (persino nei Simpson), mentre il secondo sembra avere notevolmente meno riscontro.

7. Cosa fanno i copy editor? Si parte dal libro della decana dei copy editor, Confession of a comma queen di Mary Norris del New Yorker per capire che razza di lavoro sia il copy editor e perché, in così tanti, lo vogliate fare.

8. L’album di famiglia di Rossana Rossanda. Rossanda nel marzo del 1978 scrisse per il manifestoun celebre articolo, intitolato “Il discorso sulla Dc”, nel quale per la prima volta a sinistra si ragionava sul terrorismo di matrice brigatista includendolo all’interno del proprio album di famiglia (un’altra espressione che, da allora, è diventata celebre).

9. Sulle ristampe in vinile di vecchi dischi, talvolta percepiti come le uniche vere novità in ambito musicale. Insomma, ci sono persone che «è la quinta volta che acquistano Led Zeppelin IV» ma noi corriamo il rischio di non capire più quale sarà la forma della musica che verrà.

10. Quella volta che Gianfranco Funari diresse il quotidiano L’Indipendente. Un altro grande classico, forse l’unico vero “longform” (per usare delle categorie internettiane che ci stanno un po’ strette) che si trova da queste parti. Invero, da una ricerca in rete, è anche l’unico articolo che racconta quella incredibile storia, che si sviluppò a cavallo tra l’estate del 1994, quando l’Italia rischiò pure di vincere i Mondiali di Calcio.