Blocco note.

Cose interessanti lette oggi sui quotidiani e sui libri.

• Uno strepitoso Andrea Camilleri, in un’intervista postuma su «Robinson» di Repubblica, che alla domanda di Francesco De Filippo e Maria Frega circa l’utilità delle invenzioni tecnologiche, e in particolare quelle delle grandi aziende del tech, risponde: «Si è inventato Internet, c’è cosa più bella della comunicazione? Eppure guarda cosa sono riusciti a fare della rete: una fogna, o poco meno.»

• Per i tabagisti e i viziosi, lo scrittore Francesco Palmieri in una doppia pagina nell’inserto culturale del Foglio, “Il fumo dall’epopea alla gogna”:

Forse nulla meglio del fumo rappresenta il transito dall’epoca che rimetteva la civile convivenza all’educazione individuale a una che la delega alla legge uguale per tutti. Forse nessuno meglio dei pervicaci fumatori ha constatato il mutamento velocissimo del mondo, utilizzando per parametro più il proprio vizio che il lunario dei governi, delle mode e delle incipienti tecnologie.

e, continua, descrivendo le marche di sigarette come indice sociologico-culturale e storia del nostro Novecento:

Quella vita fa, e la sua ostinata rimanenza, furono germinate dal senso di abbondanza e meraviglia conseguibili persino dagli adolescenti dinanzi al muro multicolore dei pacchetti. S’ergeva alle spalle dei tabaccai, dove s’accatastavano decide di opzioni in un’epoca che ne offriva generalmente poche. Si sceglieva una marca piuttosto che un’altra per provare sapori e distinguersi grazie alle sigarette: come se fossero segni astrologici, ma questi erano solo dodici e quelle molte di più. La virilità antiquata delle Nazionali, la passabile medietas delle MS (gialle, rosse o blu), il glamour americano delle Marlboro, delle Lucky Strike o delle Chesterfield, il coraggio necessario per le Pall Mall (specie senza filtro), la sobrietà teutonica delle HB, la raffinatezza delle Dunhill, la femminilità delle Astor, la scelta pseudosalutista delle Milde Sorte pubblicizzate addirittura da Adriano Panatta e da Gustavo Thoeni, l’avveniristico filtro delle Gallant, la trasgressione al mentolo con le dozzinali Pack oppure con le ricche St. Moritz dalla fascia dorata, costose ma di un lusso che una volta l’anno si poteva sfoggiare. Magari a Capodanno. Magari per il compleanno.

Nei giorni di penuria si potevano acquistare le sigarette “sciolte”, ossia sfuse, anche una sola o due o tre, che il tabaccaio allungava avvolte nella plastica. Al capo opposto del benessere e dell’approvvigionamento, la stecca da dieci pacchetti corrispondente a un momentaneo tesoro da porre al sicuro.

La scelta di quel segno zodiacale, quasi una sorta di tatuaggio, poteva pur essere compiuta poiché mossi più dalla seduzione del pacchetto che dal gusto del tabacco. Il rosso e oro delle Roy (pronuncia: roi), il nero e oro delle John Player Special, l’azzurro pallido delle Gauloises con l’elmo alato e il pacchetto corto, la bianchezza delle Kent (candido anche il filtro). Scelte che furono elemento distintivo, il tratto mobile nella breve biografia di chi, cambiando intenti o ragazza, cambiava anche marca di sigarette e qualche volta genere di musica, letture, attività sportive. S’avanzava tutti dinanzi a uno sciame di conoscenti o di parenti anziani, naturalmente quasi sempre fumatori ma di marche dai sapori reputati disgustosi o impossibili, tabacchi d’altri tempi. “Sai che è morto il benzinaio? Chi quello che fumava le Colombo? No, quello delle Stop senza filtro”. Una zia esibiva le Multifilter, il nonno le Presidente, i poveri più poveri le Alfa senza nemmeno il cellophane. Altro che segni zodiacali. Si tracciò sui tipi di sigarette la dettagliata carta astrale dell’umanità in un’Italia che oggi è nel ricordo piccola e circostante. “Che sigarette fumi? No grazie, preferisco le mie. Prova una di queste”: sanno di nicotina certe stereotipe battute del secondo Novecento, assieme a parole divenute desuete quali “Minerva, svedesi, cerini, Bofil”.

• «È ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino. Ma di intelligenti c’è sempre stata penuria; e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in crediti adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l’olio e il vino dei contadini.» Leonardo Sciascia, Nero su nero, Adelphi.