Blocco note / 2

Altre cose interessanti lette oggi sui quotidiani e sui libri.

• Il prof. Pietro Ignazi ragiona, su Repubblica, intorno ai principi fondamentali dello stato di diritto ai tempi del coronavirus e si chiede se i provvedimenti adottati dal Governo italiano «costituiscono una limitazione delle libertà fondamentali previste dalla nostra Costituzione», che all’art. 16 prevede la temporanea sospensione della circolazione delle persone, un istituto pensato dai costituenti per aree geografiche limitate ma ora esteso a tutto il territorio nazionale:

La via cinese, invocata e applicata, ha un corollario che gli esperti trascurano: è stata adottata in un sistema totalitario, in cui l’individuo non vale nulla rispetto al potere, e non in uno stato di diritto dove, oltre al bene primario della saluto, vanno salvaguardate anche le libertà individuali […] L’eccezionalità del momento è presente a tutti, e ciascuno deve fare il possibile per evitare che il contagio si diffonda. Allo stesso tempo, però, va ribadito che questa situazione deve essere limitata nel tempo e non prorogabile, qualunque cosa succeda, in quanto intacca i diritti inalienabili della persona

  Non sono convergenze, semmai “divergenze” parallele quelle tra il prof. Ignazi e Nicola Porro, che sul Giornale apre il suo articolo affermando una tesi molto simile a quelle apparsa su Repubblica: «Questo governo ha abolito, temporaneamente, le libertà civili, ma non riesce ad abolire il Tar». Sviluppo del tema è l’eccesso di burocrazia che, anche in piena emergenza da Coronavirus, sembra essere il vero virus che affligge l’Italia:

Tre imprenditori, che hanno recentemente incassato un dividendo miliardario dalla cessione di una loro azienda, hanno comprato due assistenze polmonari complete a testa: fanno sei. E le hanno donate all’ospedale Gemelli. Uno di loro ha chiesto alla ditta quando sarebbero state consegnate: il 20 marzo. Allora si è stupito del fatto che le gare Consip non avessero comprato come loro. La risposta è stata tranchant: hanno offerto condizioni economiche e di pagamento inaccettabili. La morale è che spenderemo 50 miliardi di euro di deficit in più per il Paese, ma che per i respiratori andiamo a fare le offerte come per comprare le penne a sfera per i ministeri.

  Il direttore de La Stampa Maurizio Molinari, al solito, nel suo editoriale della domenica usa invece toni ottimistici, nonostante riconosca che «in democrazia [ci sia] un limite costituzionale agli obblighi per i cittadini»:

L’Italia si sta adattando all’emergenza, facendo prevalere la passione per la vita sulla paura del virus. È un segno di energia della nostra nazione e la garanzia migliore sulla possibilità di risollevarci quando l’attacco del coronavirus sarà battuto.

  Se, come sembra, la scadenza dei versamenti fiscali prevista per domani 16 marzo subirà uno slittamento, chi ha già pagato secondo i termini ordinari non riceverà un premio, ne tanto meno un rimborso. Maria Carla De Cesari su Il Sole 24 Ore:

Il Governo ha scelto di trascinare fino all’ultimo la decisione sul rinvio la cui aspettativa – per altro – era ed è motivata dalle condizioni eccezionali. Agli occhi di molti contribuenti e professionisti la proroga all’ultima ora suona come uno schiaffo. Per altro la storia dei rinvii dei versamenti, in occasione di eventi eccezionali, riporta anche conseguenze beffarde. Occorre ricordarsi del sisma siciliano del 1990. A un certo punto il Fisco invitò a regolarizzare i pagamenti, ma quanti resistettero furono premiati: la legge Finanziaria del 2003 stabilì infatti che i debiti con l’Erario potevano essere chiusi a un prezzo di saldo, versando il 10 per cento. Chi aveva pagato tutto, per la legge, non aveva diritto al rimborso. Il contenzioso è tuttora in corso. Non sarà questo il caso, ma è bene tener presente che gli onesti e quanti sono ligi alle regole non vanno tartassati, nemmeno per un effetto perverso o involontario della legge.

  Sono sempre interessanti i fermo-immagine riflessivi di Gianfranco Ravasi nel suo «Breviario» su La Domenica del Sole 24 Ore. Oggi il tema è «Non esagerare» e lo sviluppa a partire dal motto Ne quid nimis, «nulla di troppo»:

La verità di questo monito ha raggiunto il suo apice, ma al negativo, nei nostri giorni ove impera l’esagerazione a tutti i livelli, soprattutto nel linguaggio dei politici, non tanto per lodare quanto piuttosto per offendere, criticare, detestare, ingannare. Basti solo avviarsi su uno dei viali della rete informatica per essere travolti da una serqua di insulti, attacchi, falsità. eccessi di ogni genere. Ormai trafitta a morte non è solo la prudenza ma anche la dignità stessa di chi offende e non solo dell’offeso. [Baltasar] Gracián [nel suo Oracolo manuale] concludeva: “L’esaltare è un ramo del mentire” e, a maggior ragione, lo è il denigrare, l’infamare, l’infangare.

  Oggi pomeriggio ho concluso la lettura di I baffi, romanzo distopico di Emmanuel Carrère scritto nel 1986 e oggi riproposto da Adelphi, come tutti gli altri titoli dello scrittore francese:

Nell’eccitazione della sera prima non se n’era granché reso conto, eppure era ovvio: doveva scomparire. Non necessariamente dal mondo, ma di sicuro dal suo, dal mondo che conosceva e che lo conosceva, perché le condizioni della vita in quel mondo erano ormai compromesse, incancrenite dall’effetto di una mostruosità incomprensibile che gli toccava rinunciare a comprendere oppure affrontare tra le mura di un ospedale psichiatrico. Non era pazzo, il manicomio gli ispirava orrore, per cui restava la fuga.