Della vita si occupano i figli

È un anno ormai che a scuola si va e non si va, ma soprattutto non si va. È un anno quindi che manca a una gigantesca quantità di ragazzi la consuetudine, quella metà di vita quotidiana che è un dovere e uno spazio e un tempo dove accade quasi tutto. Le scuole non sono soltanto dei contenitori di esseri umani molto giovani, di quantità di ormoni scattanti, e di compiti, interrogazioni e spiegazioni. Ma sono dei contenitori di esperienza e di emozioni che prescindono dal programma scolastico — di cui si occupano ossessivamente i genitori nella chat di gruppo, fin dalla scuola materna, quando cominciano a dire sospettosi che hanno la sensazione che la classe stia un po’ indietro con il programma, e continueranno a scriverlo in modo compulsivo su whatsapp fino all’ultimo giorno della carriera scolastica dei loro figli. Della vita, invece, si occupano i figli.

Francesco Piccolo, «Tutte le prime volte perdute», Robinson – La Repubblica, 20.02.2021, p. 1

Quel momento.

Scorrendo la timeline di Twitter, mi hanno colpito i numerosi cinguettii che annunciavano l’arrivo della primavera – uno diceva, testuale, «in questi primi giorni di primavera». Ho guardato il calendario, che segnava invece il 21 di febbraio: alla primavera mancava ancora un mese e quindi, no, non era possibile che fosse arrivata.

Poi ho capito: c’è tutta una tendenza, oggi, non tanto ad accelerare il naturale corso delle cose, quanto a decidere che queste accadano quando lo desideriamo. Al primo sole di febbraio togliamo il cappotto e decretiamo l’inizio della primavera; alla prima serata fresca di tardo agosto mettiamo il piumino senza maniche e decidiamo che l’autunno sta per iniziare; a metà novembre è ora dell’albero di Natale, perché riteniamo non più prorogabile l’inizio del clima natalizio; e alla prima domenica di marzo accendiamo il barbeque perché abbiamo voglia di aria aperta, senza renderci conto della goffaggine di mangiare in giardino intabarrati per ripararci dal freddo.

Poi ognuno fa ciò che gli pare, per carità, e chi sono io per moralizzare sui comportamenti altrui? Però questi nostri capricci — al tutto e subito si aggiunge anche la facoltà di decidere che è il momento, in un delirio di onnipotenza — a me un po’ spaventa. E mi chiedo se siamo consapevoli di aver così sacrificato la gioia del momento solo perché siamo diventati incapaci di attenderlo, quel momento.

(foto: Kama Tulkibayeva on Unsplash)