Archivio della categoria: Ritagli

Il giornalismo disinformato.

Manuale-pratico-di-giornalismo-disinformato

Note tratte da Manuale pratico di giornalismo disinformato di Paolo Nori (Marcos Y Marcos, 2015, 208 pagine).

Categorie Io quando ero giovane, non avevo mai detto «Noi giovani». E quand’ero un editore, non avevo mai detto «Noi editori». E quand’ero uno scrittore, non avevo mai detto «Noi scrittori». E adesso che ero un giornalista disinformato non ci pensavo minimamente, a dire «Noi giornalisti disinformati».
Anzi: quando, da giovane, sentivo dire «Voi giovani», o, da editore, sentivo dire «Voi editori», o, da scrittore, sentivo dire «Voi scrittori», o, da giornalista disinformato, sentivo dire «Voi giornalisti disinformati», io pensavo “Ma cosa dicono? Ma cosa si inventano?”
Cioè, mi sembravano tutte categorie, i giovani, gli editori, gli scrittori, i giornalisti disinformati, che nella vita pratica del moderno occidente non esistevano, eravamo tutti diversi l’uno dall’altro sia i giovani che gli editori che gli scrittori che i giornalisti disinformati.

Assenzialismo È un movimento che sceglie il non esserci come pratica (…) Il non esserci nel senso della pratica quotidiana di mancare a qualsiasi evento, anche eventi minimi di una mattina qualunque, nel senso di essere assenti il più possibile a se stessi, agli altri e alle cose (…) Di conseguenza, aveva detto il pignagnolista, sapere dove adesso non è Pignagnoli, conoscere gli innumerevoli eventi presso i quali Pignagnoli non è già a partire da oggi o non è stato negli anni appena trascorsi, potrebbe mostrarci luoghi o eventi ai quali vorremmo mancare nel 2030, ma oggi, per una carenza di fiuto, tutti accorriamo anche senza bisogno di essere pagati.

Crowdfunding Uno che voleva fare un film, un libro o un disco si rivolgeva ai suoi lettori, spettatori o ascoltatori e chiedeva i soldi a loro. Dopo, quando aveva poi i soldi, se arrivava ad averli, faceva il film, il libro o il disco, se non ci arrivava, cioè se non si era raggiunta la cifra che serviva, i soldi tornavano indietro a chi li aveva offerti. Ecco io, secondo me, quando uno comincia a scrivere, il fatto che tutto il tempo che dedica alla scrittura possa essere, forse, del tempo buttato via, il fatto che se non trova, alla fine, una casa editrice disposta a spendere dei soldi per pubblicare le cose che lui sta provando a scrivere, il fatto che quelle ore che passa, tutti i giorni e tutte le notti, a provare a mettere insieme qualcosa di sensato possano essere, anche, delle ore buttate via, ecco questo fatto per me era un fatto positivo, che dava, a quei tentativi, un carattere disperato del quale secondo me poteva anche esserci bisogno.

Crowdfunding/2 Se ci fosse stato il crowdfunding, per esempio, ai tempi di Kazimir Malevic, e Malevic avesse mandato una mail alla sua mailing list dicendo che voleva fare un quadro dove c’era un quadrato nero su fondo bianco, e che aveva bisogno di duemila eruo, ecco probabilmente non avrebbe convinto molta gente, a finanziarlo, e noi, forse, saremmo senza suprematismo e senza arte astratta.

Tutti i giorni A me mancava quella cosa lì, “the reason to get out of bed before noon”, un motivo per venir giù dal letto prima di mezzogiorno che quando venivo giù dal letto alle otto e un quarto mi sembrava di aver già fatto una cosa terribile, ero già in colpa, e alle otto e venti, intanto che mi facevo il caffè mi dicevo “Bisogna fare degli sforzi, tutti i giorni, porca puttana vacca troia”, perché non c’era niente da fare, esistevano solo le cose che si facevano tutti i giorni, che era una cosa tremenda, a pensarci, perché tutti i giorni eran tutti i giorni, porca puttana vacca troia impestata, pensavo intanto che mi facevo il caffè, alla mattina, di solito.

La legge di natura.

la legge di natura

Note tratte da La legge di natura di Kari Hotakainen (Iperborea, 2015, 272 pagine, traduzione di Nicola Rainò).

Alloro L’uomo è qualcosa di immenso, contiene così tanti ingredienti, come lo stufato. Per esempio l’alloro. Ce lo metti, ma poi mica te lo mangi quando lo stufato è pronto, eppure non può mancare. Lo stesso accade con l’uomo, ha dentro il male, e per quanto non lo usi spesso, ce lo deve avere.

Omicidio/1 Väinö e Kerttu stavano insieme da mille anni. Non avevano mai nemmeno preso in considerazione l’idea di separarsi, ma di uccidere il coniuge sì. Un incensurato al suo primo delitto può cavarsela con una condanna di pochi anni, anche se poi, una volta tornato a casa, si ritrova solo. Il lato triste dell’omicidio.

Omicidio/2 Una morte innaturale ti cambia, una normale la reggi, per quanto dolore possa darti. Il dolore lo capiscono tutti, a parte i giovani, un omicidio non lo capisce nessuno.

Pensieri Ricordava di un tale in ospedale in cui avevano trovato ventidue pensieri insieme. Gli avevano dato delle pillole azzurre e gliene era rimasto soltanto uno. Poi avevano cambiato cura, per fortuna, e gliene avevano rimessi in testa altri quattro. Una misura giusta per una persona.

Stiva La testa è una stiva. C’è accatastato di tutto. Da sinistra a destra, da destra a sinistra, si muovono merci indefinite. E ci sono anche i parenti, vivi e morti, tutti grandi chiacchieroni. I farmaci sono stati inventati per farne tacere qualcuno, almeno per un po’, e per impedire alle merci di spostarsi senza freno.

Pagine La stupidità non è un ostacolo, l’ostacolo è non avere la possibilità di studiare, anche se oggi i giovani stanno a studiare all’università così tanto che alla fine quando escono non sanno più niente di niente. Qual è la misura giusta? Quante pagine? Non conta il numero di pagine, ma quanto si capisce di quel che si è letto.

Aria fritta Il teatro ingigantisce la realtà, ma alla fine al suo confronto è aria fritta.

Valori «Sostieni la tolleranza, l’internazionalismo, la trasparenza. E la pace nel mondo. Trovami una sola persona che voglia la guerra. Infinite volte ti ho chiesto gentilmente cosa significhino questi concetti per te, ma non vuoi mai parlarne, pensi sempre che te lo chieda in malafede. Inveisci contro un avversario politico incancrenito nel passato, ma se ti chiedo in che cosa consista questa cancrena, tu mi dici di andarmene pure a votare i reazionari. Non ho ancora deciso a chi dare il voto, ma ti prometto che vigilerò che le capesante siano sempre disponibili. Comunque sia, davvero non hai notato che i valori dei due candidati sono praticamente identici?»

Futuro Le generazioni future capiranno la nostra epoca meglio di noi, chi verrà dopo avrà pietà o ci condannerà, ma noi, in ogni caso, non saremo qui a sentire il verdetto. La tempesta passerà, il sole asciugherà i campi, le olive greche prenderanno sapore, il prosciutto italiano sarà appeso al suo gancio, e la carta prodotta con il legno finlandese pulirà la bile che ci cola dalla bocca.

Passione La passione è una pianta. Prendi un cortile coperto di cemento. Da qualche parte prima o poi spunta sempre una piantina. Qualsiasi cosa le butti sopra, lei cresce. La passione.

Gioia e preoccupazione Con gioia si guida sul piano, con preoccupazione si spinge in salita.

Consigli per gli acquisti.

Ad un certo punto, recensendo sul Corriere della Sera il libro, Aldo Grasso ne riporta un passaggio:

Tanti conoscenti, di cui finisci per dimenticarti nome e faccia da un mese all’altro, ma amici no. O si accetta e si corrobora l’ipocrisia come sistema di relazione e stai in compagnia di ipocriti come te e ti senti solo come fai sentire solo chi si fa ipocritamente compagnia con la tua o te ne stai da solo senza chiederti perché lo sei: lo sei perché sei più in gamba e non hai bisogno di una stampella per sentirti dritto solo perché grazie a essa zoppichi come tutti gli altri. E poi non sono un tipo incline a avere abitudini consociative e a lasciarmi trasportare sul nastro mobile delle ritualità, a parte quelle tra me e me legate al mangiare e al sonno

Aldo Busi, Vacche amiche (Marsilio) – esce oggi.

Se si tralascia il pulpito ne viene una buona predica.

Senza farci influenzare dal pulpito dal quale giunge la predica (e che pulpito), quanto scrive Milena Gabanelli sul Corriere di oggi riguardo la Rai è molto condivisibile:

Privatizzare la Rai è un tema ricorrente. Nessun paese europeo pensa di vendersi il servizio pubblico perché è un cardine della democrazia non sacrificabile. In nessun paese europeo però ci sono 25 sedi locali: Potenza, Perugia, Catanzaro, Ancona. In Sicilia ce ne sono addirittura due, a Palermo e a Catania, ma anche in Veneto c’è una sede a Venezia e una a Verona, in Trentino Alto Adige una a Trento e una a Bolzano. La Rai di Genova sta dentro ad un grattacielo di 12 piani…ma ne occupano a malapena 3. A Cagliari invece l’edificio è fatiscente con problemi di incolumità per i dipendenti. Poi ci sono i Centri di Produzione che non producono nulla, come quelli di Palermo e Firenze. A cosa servono 25 sedi? A produrre tre tg regionali al giorno, con prevalenza di servizi sulle sagre, assessori che inaugurano mostre, qualche fatto di cronaca. L’edizione di mezzanotte, che è una ribattuta, costa 4 milioni l’anno solo di personale. Perché non cominciare a razionalizzare? Se informazione locale deve essere, facciamola sul serio, con piccoli nuclei, utilizzando agili collaboratori sul posto in caso di eventi o calamità, e in sinergia con Rai news 24. Non si farà fatica, con tutte le scuole di giornalismo che sfornano ogni anno qualche centinaio di giornalisti! Vogliamo cominciare da lì nel 2014? O ci dobbiamo attendere presidenti di Regione che si imbavagliano davanti a Viale Mazzini per chiedere la testa del direttore di turno che ha avuto la malaugurata idea di fare il suo mestiere? È probabile, visto che la maggior parte di quelle 25 sedi serve a garantire un microfono aperto ai politici locali. Le Regioni moltiplicano per 21 le attività che possono essere fatte da un unico organismo.

(Solo una piccolissima annotazione. Immagino che al Corriere esistano delle norme redazionali visto che, per quanto piccole, esistono anche per questo blogghino. La cosa preoccupante è che queste norme non vietino categoricamente l’uso dei punti esclamativi).

Francesca Alinovi.

Nata a Parma nel 1948, assistente di Estetica al DAMS, studiosa reputata delle avanguardie artistiche contemporanee, donna più che bella da quanto traboccava di seduttività e intelligenza, misteriosa al punto giusto e forse di più. Una primattrice che amava ‘esibirsi’, una dark lady se mai ce n’è stata una in Italia.
(…)
Ho chiesto una volta a Tano D’Amico se avesse mai fotografato la Alinovi, di cui a Bologna era stranota la bellezza, l’intelligenza, l’eccentricità. Mi ha risposto così: «No, Giampiero, non l’ho mai fotografata. Nel mio lavoro andavo a cercare le facce prima che i personaggi. Me ne sono accorto troppo tardi che la Alinovi una faccia ce l’aveva, altro che se ce l’aveva». Un giorno della primavera scorsa che ero a Bologna sono entrato in una trattoria di via Clavature che l’aria dei settanta ce l’ha ancora scolpita in faccia, ho chiesto alla proprietaria se a suo tempo avesse conosciuto Francesca Alinovi. «Ma certo che l’ho conosciuta!» m’ha subito risposto, e come a dire che non poteva non averla conosciuta.

Giampiero Mughini, Una casa romana racconta (Bompiani, 2013).

Di Francesca Alinovi, che fu barbaramente assassinata con 47 coltellate il tardo pomeriggio del 12 giugno 1983, esistono poche testimonianze in rete. Le foto mostrano il suo aspetto, la sua immagine. Esistono poi innumerevoli ricostruzioni del suo omicidio, per il quale è stato condannato in via definitiva Francesco Ciancabilla. Ma c’è pochissimo del frutto del suo percorso intellettuale, che l’aveva portata ad essere tra le giovani critiche italiane più considerate oltre confine — fu fulgido esempio di come, talvolta, emerga anche dell’internazionalità dalla terra del provincialismo. Tra le pieghe salta fuori però una cosa bellissima, che mostra tutta la curiosità intellettuale che animava l’Alinovi: è questo saggio pubblicato su Domus nell’aprile 1983 (n. 638). Uno di quegli articoli da leggere, rileggere e salvare da qualche parte. Per capire una straordinaria stagione che non c’è più, raccontata da una straordinaria critica.