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Tre canzoni che mi stanno piacendo moltissimo in questo 2014.

La canzone che mi è piaciuta di più di questo 2014 è uscita oggi 4 marzo 2014 (o almeno così mi ha detto il tizio del negozio Dischi Volanti a Milano l’altro giorno, quando volevo acquistare il disco). Però boh, io è più di un mese che ascolto l’album su Deezer (perché nel frattempo mi regalano l’abbonamento a 99 cent per tre mesi e quindi bye bye svedesi), più un altro paio di settimane in anteprima streaming su Npr. Lei è Neneh Cherry, che è la figliastra di Don (e quindi pure la sorellastra di Eagle Eye) e non faceva un disco solista dal 1996. Nel mezzo ha registrato il buono (qualcuno lo definisce stra-ottimo) The Cherry Thing con i The Thing di Mats Gustafsson che è, suo malgrado aggiungo io, il sassofonista dei giorni nostri.

Oggi è uscito — ma io continuo a rimanere dubbioso sulla data — Blank Project, disco in cui ci sono praticamente solo lei e il produttore Four Tet (in un brano c’è anche Robyn come featuring). La critica lo sta salutando come uno dei migliori dischi dell’anno. Sono d’accordo, perché per lei ho una cotta dai tempi di Rip Rig + Panic: non saprei dire se fossero la sua cosa migliore, però io ho molta nostalgia di quei gruppi rock intelligenti ma grezzi, non come questi di oggi che se la tirano da professori. Il mio pezzo preferito da Blank Project è questo che, volendo vedere, più mi riporta alla mente gli anni di Homebrew, il suo disco del 1992.

Al secondo posto c’è una canzone. Uhm, di St. Vincent. Potrei chiuderla qui, incollare il video e tornare a farmi i cazzi miei. Perché, come dice un mio collega, St. Vincent è «hipsteria pura oggi come oggi; prima anche, ma più raffinata. Il disco con Byrne, poi, fa veramente schifo». Tutte verità. Però questo suo omonimo è bello molto. Scrive bene la ragazza. Ogni tanto ti fa pure muovere il culo, ma senza rinunciare a fare la cantautrice che sa costruirsi per bene i suoi pezzi. Ha detto di averlo voluto chiamare semplicemente come lei perché è il disco che meglio la rappresenta. Un po’ velleitario, ma alla terza prova ci può anche stare. All’inizio mi piaceva molto l’ultimo brano, Severed crossed fingers. Adesso è stato superato in classifica da Regret:

Il terzo brano che mi piace molto in questo 2014, da un disco che mi sta piacendo molto in questo 2014, è di Actress. Che è quel tizio un po’ suonato che vive a Londra, carriera da calciatore fallito, che ha dichiarato a The Wire di fare «concrete r’n’b». A me la sua musica sembra quella di un dancefloor miracolosamente rimasto aperto dopo un’apocalisse nucleare, con quattro fattoni a bordo pista indecisi se tornare a ballare o stare lì, ad ammirare quello che non capiscono se essere il frutto di una tragedia o degli acidi sul loro cervello. A me piacque moltissimo anche Splashz di qualche anno fa, meno Rip dell’anno successivo. Questo Ghettoville mi sta facendo schizzare. Per dovere di cronaca, però, vi incollo qui sotto il pezzo più paraculo (e quello probabilmente meno apocalittico di tutto il disco)