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La pastiglia di cianuro

È interessante l’analisi di Adriano Sofri su Repubblica [21.09.2014, p.1]. Pur ammettendo di non voler «cedere alla tentazione di giudicare John Cantlie», racconta la situazione del giornalista britannico nelle mani dei rapitori dell’Isis, che in un videomessaggio è costretto — in cambio della vita, almeno per il momento — a raccontare ai media «le colpe dell’occidente e la bontà del Califfato». Se Cantlie afferma che, dalla situazione di farsi portavoce del Califfato, non ha nulla da perdere, Sofri si chiede

Se Cantlie si salvasse la vita così, o se qualche altro evento lo tirasse fuori vivo dalla sua buca, bisognerebbe rallegrarsi e accoglierlo come il figliol prodigo. Ma non è vero che non ha niente da perdere, e noi con lui. Chi dedica di intraprendere il suo viaggio deve mettere in conto questo, oltre che la morte, le ferite e l’umiliazione. Deve mettere nello zaino, o in un luogo più alla portata, la sua pastiglia di cianuro, per l’eventualità che condurre un programma dello Stato Islamico gli, o le, sembri peggio che morire.

Secondo Sofri, la domanda che chi si reca in quelle zone dovrebbe porsi è: «Sei pronto a dire al mondo che l’America e la Gran Bretagna sono il male, e il jihad dei tagliagole il bene?». E:

non c’è una deontologia per chi va a capire e informare, o a soccorrere, in luoghi così tormentati: ma bisogna sapere qual è il rischio, e farsela quella domanda.

Ministro.bravo

Leggo sempre molto volentieri Adriano Sofri, anche se spesso non sono d’accordo con le sue opinioni. Anche stamattina ho letto volentieri la sua “Piccola Posta” (Il Foglio – 09.03.2012, p. 2). Parlava della gaffe del ministro Riccardi, quella del “mi fa schifo la politica” che tanto ha suscitato le ire del Pdl. Sofri si soffermava sul fatto che è stata, per così dire, una leggerezza per la quale Riccardi “ha sbagliato” e che il Pdl ne ha fatto un uso strumentale. Lo penso anche io, che detto così può sembrare un tantino arrogante; certo, ma io quel partito l’ho sempre votato, e forse lo rivoterei anche domani mattina, da qui lo stupore di essere d’accordo con Sofri proprio in questa circostanza — uno stupore positivo, in ogni caso. Ciò che mi ha lasciato perplesso, nell’argomentazione di Sofri, è questa frase:

Una politica che fa schifo faccia una bella crisi di governo perché un bravo ministro ha detto che c’è un modo di far politica che fa schifo.

“Bravo ministro”, quelle due parole messe così mi hanno fatto riflettere. Adriano Sofri è persona che solitamente le parole le misura tantissimo, ma può essere benissimo che questa volta non si sia accorto della cosa. Per fare però una annotazione che lui avrebbe sicuramente fatto nel confutare la medesima affermazione a qualcun altro, beh, l’aver scritto “bravo ministro” in luogo di “ministro bravo” mi sembra cosa non da poco. Sul fatto che Riccardi sia una bravissima persona — non solo nel carattere, ma anche in ciò che ha fatto — non ho nulla da obiettare, come si dice. Che però non mi si venga a dire che l’essere una buona persona equivalga anche a svolgere bene l’attività di ministro, nella quale mi sembra che in tutto questo tempo abbia latitato, e il fatto che sia in buona compagnia non toglie nulla alla latitanza. In caso contrario, infatti, sarebbe sicuramente stato un “ministro bravo”.