L’aggregazione di contenuti duecento anni fa

aggregazione di contenuti

L’aggregazione di contenuti, le ‘listicles‘, la rielaborazione di articoli apparsi altrove non sono un’invenzione di Internet, ma una pratica che esisteva già sui quotidiani americani del Diciannovesimo Secolo. È quanto ha spiegato Ryan Cordell, professore alla Northeastern University, in uno speech tenuto al Mit.

Analizzando i giornali presenti nell’emeroteca della Library of Congress, Cordell e il suo team hanno scoperto che le abitudini del giornalismo di allora non erano così differenti da quelle di oggi. E hanno trovato esempi di liste e articoli sugli argomenti più bizzarri pubblicate già due secoli fa: le dimensioni dei laghi degli Stati Uniti, la durata della vita delle specie animali, le diverse qualità di pomodori. Tutta roba che potremmo tranquillamente vedere condivisa oggi sulle bacheche Facebook dei nostri amici.

Spiega Joseph Lichterman sul sito del Nieman Journalism Lab, un ente che è tra i più determinati a spiegare il giornalismo di oggi e le sue derive future, che era molto comune per i giornali del Diciannovesimo secolo l’aggregazione dei contenuti, la ripubblicazione di poemi o estratti da racconti e anche la creazione liste originariamente pubblicate altrove. Una pratica simile a quella che succede col giornalismo di oggi, soprattutto ma non solo online, dove la forma dell’aggregazione dei contenuti o della rielaborazione di storie apparse su altre testate è tra le più comuni.

Oggi con Internet è tutto molto facile. Allora, ha spiegato Cordell nella sua ricerca, i giornalisti erano abbonati a molti giornali e ritagliavano da essi tutto ciò che trovavano interessante, rilevante o semplicemente che ricoprivano uno spazio rimasto bianco nella pagina:

Molti dei giornali del 1800 erano fatti principalmente di contenuti presi da altri giornali. Erano più aggregatori che produttori di contenuti originali. E spesso erano editati da uno staff molto ristretto, e alcuni studiosi hanno dimostrato come fu proprio questa aggregazione a permettere la diffusione rapida dei giornali che avvenne nel Diciannovesimo secolo, poiché grazie ad essa non ci si doveva preoccupare di creare interamente il prodotto.

Uno dei principali problemi dell’aggregazione, ora come allora, è quella della corretta attribuzione delle fonti. Così come oggi non è difficile perdersi nel mare magnum delle notizie prese dalla rete — spesso quella che noi riteniamo una fonte principale, un produttore di contenuti, è invece una rielaborazione di un’altra fonte — e attribuire in modo scorretto (o, spesso, non attribuire affatto), anche in quegli anni sono capitati grandi svarioni. Che hanno poi finito per creare delle sorte di ‘falsi storici’. Cordell e il suo team hanno infatti scoperto che un giornale locale, il New Orleans Crescent, nell’edizione del 16 agosto del 1868 aveva pubblicato il racconto The Children dello scrittore americano Charles M. Dickinson, un testo peraltro non inedito ma già apparso in varie antologie, attribuendolo però al quasi omonimo scrittore inglese Charles Dickens. In breve tempo il testo fu ripreso da altri giornali, che in larga parte non verificarono la fonte e continuarono ad attribuirlo a Dickens. Tanto che l’indomani della morte dello scrittore inglese non era raro trovare il racconto ripubblicato con l’indicazione che il testo era stato trovato «postumo alla morte tra le carte dello scrittore».