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Lo scarafaggio Stockhausen

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Mentre digerite i pranzi di Natale e Santo Stefano ascoltando l’intera discografia dei Beatles disponibile in streaming, arrivati al ‘White Album’ vi interesserebbe sapere delle connessioni tra i quattro di Liverpool e Karlheinz Stockhausen. Lo racconta il Guardian, che traccia un parallelismo tra l’opera del compositore tedesco Hymnen e Revolution 9:

Only a few months after Stockhausen completed Hymnen, the Beatles were working on their White Album. In June 1968, John Lennon and Yoko Ono, with a little help from George Harrison, made what Beatles writer Ian MacDonald described as “the world’s most widely distributed avant-garde artefact”: “Revolution 9”. The band had acknowledged Stockhausen’s work by including him in the gathering on the cover of Sgt Pepper’s. Lennon had telephoned him a few times and a meeting was planned. There are strong connections betweenHymnen and Revolution 9: the intoning of the number nine, recordings of waves of noisy crowds, the calling of magic names – Lennon’s and Harrison’s magic names are popular ballroom dances, “the Watusi” and “the Twist”, along with random snippets probably from a newspaper: “economically viable”, “industrial output”, “financial imbalance”. Both Hymnen and Revolution 9 were recorded using a four-track tape machine, the cutting-edge audio technology of the time. This eight-minute collage presents a snapshot of the end of the 60s and its presence on a Beatles LP brought the avant garde into millions of homes.

You say ‘why’ and I say ‘I don’t know’

Io che odio i Beatles — nulla di personale, per carità — e tutta l’insopportabile retorica che li circonda sul loro essere (stati) la più grande (rock) band di tutti i tempi, e Paul e John e George e Ringo — ecco, Ringo è l’unico che salverei, così, a pelle… — e mica hanno fatto solo I Want To Hold Your Hand, ascoltati Revolver, piuttosto, ascoltati Helter Skelter, allora, ascoltati il White Album e Revolution #9, erano i migliori, una cosa mai sentita, hanno rivoluzionato la musica, il costume, la società, e nulla sarebbe com’è ora se non ci fossero stati loro, i loro dischi, il loro impatto culturale e no — come dici? — non azzardarti nemmeno, semmai gli Stones erano una cover band (dei Fab Four, per giunta), i Beatles sperimentavano, eccome: l’hai ascoltato Sgt. Pepper’s?, dovresti farlo insieme a tutti gli altri: partire dal primo e in ordine cronologico seguire l’evoluzione, che non è solo l’evoluzione di un gruppo e della sua musica ma è l’evoluzione dell’intero mondo del pop…

Io che non sopporto tutto questo, e per giunta adoro i Cure fino ad averli fatti diventare la mia ossessione musicale; io, dicevo, immaginatevi quanto me la sono fatta in mano quando ho schiacciato ‘play’.

Clonare Lennon?

Vogliono clonare John Lennon. Speriamo che sia una notizia da 22 agosto e nulla più, perché altrimenti la questione potrebbe essere anche grave. Sta di fatto che tutti i giornali online ne stanno parlando: un dentista, fan dei Beatles, ha acquistato per 20 mila sterile un dente di John Lennon e ora si appresta a ricostruirne il DNA partendo proprio da quel frammento osseo. Un evidente problema di necrofilia, oltre che di stupro della scienza e della storia musicale. Ventimila sterline per un dente, magari anche cariato, di sicuro non perfetto, di questi tempi è una notizia che dovrebbe far indignare anche e soprattutto gli indignati permanenti per i prezzi della buvette alla Camera. Anche se il ragionamento di Daniel Zuk — questo il nome del dentista — non fa una piega: abbiamo clonato di tutto, perché non provare anche con l’ex cantante dei Fab Four (o, a seconda dei punti di vista, il marito di Yoko Ono)?

“Chi tra noi è abbastanza grande, si ricorda perfettamente cosa stava facendo quando hanno sparato a Lennon — ha proseguito il dottore — perché quindi non dare una possibilità a chi, per questioni anagrafiche, non c’era di vivere un momento altrettanto storico come la sua rinascita?”
Sembra uno di quei colpi di retorica post 11 settembre (tutti ci ricordiamo cosa stavamo facendo quando abbiamo ricevuto la notizia…), ma qui alla tragedia di un evento realmente epocale, si aggiunge la farsa della ripetizione.

Ci siamo liberati a fatica della beatlemania, che come tutte le ‘mania’ portava con sé più elementi negativi che positivi. L’idea, quindi, di ritrovarci tra qualche mese immersi in qualcosa di pure peggio ci spaventa — molto più del voler giocare a dei padrieterni con frammenti ossei di poveri cantanti.

Lasciate in pace Lennon, e con lui milioni di fan che ne approfitterebbero per rimettere in piedi un carrozzone che, oggi, nell’anno domini 2013 risulterebbe ancora più ridicolo, e banale, di quanto non lo fosse già una quarantina di anni fa. Fatelo per noi, ma in fondo anche per voi stessi: non riuscireste a reggere l’impatto di una minestra riscaldata (ammesso che si riesca a cucinare, cosa su cui ho qualche dubbio) e, soprattutto, vi verrebbe svelata la dura verità, per quello che è: la sopravvalutazione eccessiva di un personaggio tutto sommato non peggio, ma neppure troppo meglio, di tanti altri. Meglio quindi continuiate a vivere nel dolce ricordo.