Ruzzle nella campagna elettorale.

Ruzzle, la versione moderna dello Scarabeo, è il talk of the town degli ultimi due giorni. Complici i media che hanno parlato del suo exploit in modo massiccio, sembra essere entrato pesantemente anche nella campagna elettorale italiana.

Due sono gli spot che girano e che hanno questo social-game come protagonista assoluto: uno di Sel e l’altro del Partito Democratico. D’altronde, chi più della sinistra è sempre stato in grado di arruffianare i gusti dei più giovani? Nessuno, anche se fa nulla se i tempi sono cambiati e oggi c’è meno voglia di vedere anche un app telefonica strumentalizzata in chiave politica.

Comunque, due spot. Nel primo, quello del partito di Vendola, 30 dei 45 secondi di durata totale sono utilizzati per elencare i nomi dei leader politici genericamente “di destra”: da Berlusconi a Monti passando per Fini e anche per quel Casini che di Vendola sembra essere il nemico (politico) numero uno, dato che con il suo celebre doppiogiochismo sta cercando di ipotecarsi il suo bel ruolo di sponda politica del Pd al senato.

La logica che sottosta a questo spot è quanto di più incomprensibile possa esserci. Al di là dello strizzare l’occhio ad un giochino accativante, al suo interno ci sono tutti i motivi per cui la sinistra fa fatica a imporsi nella campagna elettorale: anziché parlare di essa, perde più della metà del tempo a disposizione a parlare degli altri, quelli che sarebbero i suoi avversari, avvitandosi in una logica di comunicazione suicida.

Nel secondo spot, il partito di Bersani la mette più sulle spicce: in un ipotetico confronto tra il leader del Pd e Berlusconi, il primo vince sul secondo con il termine “diritti”, a quanto pare determinante nelle differenze tra i due schieramenti.

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Qui la pochezza dello spot si nota ancora di più: la sfida è ridotta a due e incentrata sulle parole chiave con le quali il Pd dovrebbe vincere le elezioni. L’impressione che ne deriva è quella di un rincorrere l’altro spot per non sfigurare. Cioè il peggio che possa capitare: si copia un’idea e, la maggior parte delle volte, la si copia anche male.

C’è qualcuno che voglia prestare 50 sterline a Stefano Boeri?

Oggi si parla molto di questa cosa di Stefano Boeri che si candida alle primarie nazionali del Partito Democratico. Per chi avesse la presunzione di vivere su un’altra galassia, Boeri è un architetto, ex direttore di Domus e di Abitare, nonché attuale assessore alla Cultura, all’Expo, al Design e alla Moda del Comune di Milano. Una posizione mica da ridere alla quale è arrivato dopo aver perso le primarie per il candidato sindaco per il centrosinistra, vinte poi da Giuliano Pisapia. In quelle primarie Boeri rappresentava il capolavoro del PD: era il suo uomo. Nonostante tutto, vinse un personaggio che si presentava come indipendente ma che, a conti fatti, era sostenuto da partiti alleati del PD e dal peso elettorale inferiore. Con tutte le polemiche del caso — qualcuno dice che anche da quell’occasione partì l’aria nuova; qui di aria nuova non se n’è mai vista molta, e anche fosse stata nuova ora risulta essere un po’ stantia. Ma è storia, seppur recente.

Dunque Stefano Boeri, dopo aver perso delle primarie non a carattere nazionale, decide di fare il “salto in alto”, e tentare quelle a leader del partito democratico. (Apro una parentesi: io mica ho capito se le primarie serviranno per decidere il leader del PD o un eventuale candidato a primo ministro di un blocco di centro sinistra; secondo me non l’hanno capito nemmeno loro, e infatti c’è chi le vorrebbe aprire anche ad altri fuori dal partito, e chi no. In ogni caso sono affari loro — figuriamoci, nemmeno è il mio partito di riferimento — e loro soli dovranno prima o poi sbrogliare la matassa. Noi intanto facciamo da pubblico divertito, giusto perché non abbiamo il coraggio di cazzeggiare sugli affari di casa nostra. Chiusa la parentesi). In Rete c’è chi dice che Boeri sarebbe l’uomo di Repubblica (intesa come corazzata di carta) e quindi se ne deduce — per la proprietà transitiva — anche l’uomo caldeggiato dall’Ing. Boh, di queste cose ci capisco poco. Repubblica c’ha sempre un uomo da spingere, sempre un’idea vincente, sempre la voglia di eterodirigere il più grande partito a sinistra dello schieramento, ma finora non è che anche lì si siano visti questi gran risultati. A me, più che altro, la candidatura di Boeri ha fatto venire in mente un altro precedente letterario: Nick Hornby.

E’ un po’ tirata per i capelli, ma ve la spiego lo stesso. Boeri che perde le primarie milanesi e decide di correre a quelle nazionali mi è sembrato tanto Rob Fleming, il protagonista del romanzo “Alta Fedeltà”. Il quale descrive l’approccio sessuale con la sua ex fidanzata Alison Ashworth in questi termini:

Noi andavamo al cinema, alle feste e in discoteca, e lottavamo. Lottavamo nella sua camera da letto, e nelle camere da letto delle case delle feste, e nei soggiorni delle case delle feste, e quando arrivò l’estate lottammo in diversi prati. Lottavamo sempre per la stessa vecchia questione. Certe volte mi veniva una tale noia a cercare di toccarle il seno, che provavo a toccarla in mezzo alle gambe; era come chiedere in prestito cinque sterline, sentirsi dire di no, e allora chiederne cinquanta.