Tre cinesi che leggono.

Tutte le mattine alla fermata dell’autobus che prendo per andare in ufficio c’è una famiglia cinese. Non è strano che in quella zona di Milano ci siano cinesi; in molti, infatti, prendono i mezzi proprio da quello slargo per recarsi in via Paolo Sarpi, la zona di Milano nota come Chinatown.

La cosa strana è che questi tre cinesi — una madre e due figli in età compresa tra le scuole elementari e le medie — sono molto atipici. O almeno così mi sembrano. Prima di tutto sorridono. Non che i cinesi non sorridano. Solo, a me viene già difficile immaginare una tavolata di cinesi che si spanciano dal ridere tra di loro. Figuriamoci con chi non conoscono. Mentre i tre cinesi che prendono l’autobus tutte le mattine sorridono anche a te che passi e chiedi permesso. O ti sposti perché sono infastiditi — ma non te lo direbbero mai — dal fumo della tua sigaretta. Anche in questo mi sembrano tre cinesi atipici: io i cinesi li immagino tutti che fumano, moltissimo. Sarà anche un mio pregiudizio, ma quando li vedo arrivare in posta con tutti quei pacchi pesantissimi e impiegano mezza giornata a far capire all’impiegato postale (mal disposto a capire) dove devono essere spediti, ecco quando li vedo arrivare hanno sempre la sigaretta in bocca. Hanno le dita da fumatori incalliti.

Un’altra cosa strana dei tre cinesi che prendono l’autobus con me è che leggono. Tolta la madre, che però non distoglie mai lo sguardo da loro, i due ragazzini hanno gli occhi incollati su un giornale. Non sullo smartphone, come tutti gli altri cinesi (ma anche italiani) che mi capita di osservare. Su un giornale di quelli di carta. Su un free press. E lo leggono avidamente, tutto, non solo le pagine sportive alle quali uno pensa siano più interessati. Leggono della politica italiana, della cronaca italiana. Non si fanno un’idea precisa, certo. Probabilmente non gliene frega nulla di farsi un’idea precisa. Però leggono, s’informano. Ad essere cattivi si potrebbe persino fare un paragone con quanti italiani — presumibilmente più interessati alle vicende politiche interne — s’informano. E temo che il risultato, se tutti i cinesi fossero come quei tre cinesi, sarebbe impietoso.

All’Università il professore di linguistica ci diceva che i giornali free press — all’epoca in pieno boom di pubblicazione — svolgevano per gli stranieri lo stesso compito che la televisione di Mike Bongiorno aveva svolto per gli italiani. Cioè insegnavano loro la lingua italiana. A me sembrava un’esagerazione, e immaginavo orde di stranieri che parlavano un linguaggio stringato e assurdo da sentire, pieno di sensazionalismo e senza verbi. Solo frasi nominali, come il 90% dei titoli di Leggo e Metro.

Non so come parlino l’italiano i due ragazzini cinesi e la loro madre. So solo che se ne stanno lì, con il loro zaino delle tartarughe ninja in spalla, e stringono forte il loro giornale quando l’autobus troppo pieno li costringe ad interrompere la lettura per la mancanza di spazio. Probabilmente frequentano qualche campo estivo, dove un’insegnante si preoccupa che facciano i compiti delle vacanze e che trascorrano in pace questo pezzetto d’estate che tarda ad arrivare per tutti.

Mi piace immaginare che, ad un certo punto, uno dei due ragazzini alzerà la mano e chiederà alla maestra perché tutti i giorni deve assistere ad una tiritera — non dirà così, userà termini più consoni — sulla legge elettorale. E penserà che se lui tutti i giorni vuole interessarsi al paese in cui sta vivendo, è un peccato che gli italiani se ne stiano lì incollati sullo schermo dello smartphone a messaggiare.

(immagine: Walter Carni’, Ritraggo persone che leggono, Ritratto, Tecnica mista, Tavola / Legno, 122x122x3cm, 2008)