in Italia ci sono opere che attendono di essere rovinate per godere di meritata fama

Sta facendo molto scalpore, in questi giorni, la notizia del restauro di “Ecce Homo”, un affresco di Elias Garcia Martinez che in Spagna ha subito un trattamento disastroso ad opera di una restauratrice amatoriale. La figura del Cristo, nell’impressionante sequenza fotografica che sta facendo il giro della Rete, è stata trasformata in quello che sembra la rappresentazione grafica di un infantile stereotipo sull’uomo scimmia.
La cosa ha suscitato, come normale, grande curiosità e scalpore. E il mondo dell’arte ora s’interroga — per l’ennesima volta — su come devono essere affrontati i lavori di restauro e da chi. Tralasciamo per un momento la questione, perché mi sembra che qui non si tratti di discutere della validità, o dell’invasività di un restauro ma, semmai, dell’opportunità di dare in mano le opere a persone che il restauro non sta nemmeno di casa. E’ interessante, come spesso succede, nel coro delle voci uniformi nel condannare l’operazione, leggere la chiave di lettura che dà alla questione Jonathan Jones, mai troppo celebrato critico d’arte del Guardian. Il quale, senza troppi giri di parole, dice che grazie a questo scempio artistico, un quadro di seconda categoria in questi giorni sta facendo il giro del mondo come se fosse un capolavoro:

There is only one problem with this story. It doesn’t really matter. Martinez is not a great artist and his painting Ecce Homo is not a “masterpiece”. It is a minor painting in the dregs of an academic tradition. When it was painted, a boy called Pablo in another Spanish town was learning to paint in this same exhausted 19th-century style. Soon he would shake off the influence of his father the provincial artist Don Jose Ruiz y Picasso and start to reinvent art.
Google Martinez and you will find many, many references that have appeared in the last 24 hours to the botched restoration – and not much else. A previously obscure artist has become famous overnight because of the amateur restorer’s exploit. A forgotten painting is now known around the world as a “masterpiece”, because it was wrecked.

In conclusione, suggerisce Jones, perché non mandare la signora restauratrice in Italia, dove ci sono affreschi di primo livello che non conoscono la fama di cui sta godendo in questi giorni “Ecce Homo”?

She could be sent to Italy to see what she can do with the frescoes in the Palazzo Schifanoia in Ferrara. Revered by art historians, these paintings of the months of the year have never quite made it into popular culture. There are 12 paintings, one for every month, so one could be sacrificed for the good of the whole. A hideously repainted face on one of the lesser months might make their creator the 15th-century genius Francesco del Cossa as famous as the 19th century mediocrity Elias Garcia Martinez has now become.