Archivio tag: editoria digitale

Di Iva e di e-book.

A scanso equivoci, chiariamo subito una cosa: che gli ebook debbano avere l’Iva più alta rispetto ai libri di carta è oggettivamente una stupidata. Per molti motivi, non necessariamente gli stessi delle anime belle e pensanti della serie un libro è un libro.

Però c’è da dire che quelle stesse anime belle sono riuscite a raggiungere il loro obiettivo: dal primo gennaio 2015, l’Iva sugli e-book in Italia è del 4%. Evviva. L’Italia (insieme a Francia e Lussemburgo, ma ci arriveremo dopo) ha finalmente preso una posizione forte, ha fatto la faccia brutta all’Europa e ha ottenuto una vittoria. (La faccia brutta era quella del ministro Franceschini, per cui immaginiamo i membri della Commissione Europea molto spaventati.)

Una buona vittoria, perché è una vittoria culturale.

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I giornali digitali.

Il portariviste dell'era moderna - foto via Flickr

Il portariviste dell’era moderna – foto via Flickr

Edicola Italiana è la nuova piattaforma digitale frutto dell’accordo tra i maggiori gruppi editoriali italiani (La Stampa, 24 Ore, Caltagirone, Espresso, Rcs e Mondadori) e la start-up Premium Store. L’obiettivo è quello di poter leggere, pagando un prezzo fisso mensile che varia da 9,99 a 14,99 euro, tutti i periodici in essa presenti. O di gestire, con un unico profilo, l’abbonamento digitale a diversi quotidiani italiani. Non si tratta però di un vero e proprio “all you can read”, come viene pubblicizzato in questi giorni, visto che la modalità buffet è al momento disponibile soltanto — ai prezzi visti sopra — per i periodici settimanali e mensili, ma non per i quotidiani — ai quali è possibile comunque abbonarsi gestendo il tutto con un unico profilo.

Di servizi simili ne esistono già in altri paesi. Negli Stati Uniti i due più grandi sono Next Issue e Magzter, prontamente ribattezzati i «Netflix dei giornali» perché funzionano concettualmente come Netflix per i film (o Spotify per la musica). E in questi giorni si fa un gran parlare di queste piattaforme proprio per lo scarso successo che hanno riscontrato presso il pubblico dei lettori. Scrive sull’Atlantic Derek Thompson che, a differenza di quanto succede proprio con Netflix o Spotify, queste piattaforme non offrono un accesso diretto ad un contenuto; piuttosto offrono l’accesso ad un’app. Ma se la stampa cartacea gode ancora di una circolazione piuttosto ampia — riviste come National Geographic, Sports Illustrated, Time e Cosmopolitan raggiungono i 3 milioni di lettori — il problema è che sono molti di meno quelli che pagano per l’app. Scrive Thompson che «non c’è un magazine negli Stati Uniti che raggiunge i 300 mila abbonati» nella versione digitale. I dati parlano chiaro: la stampa digitale ha volumi dalle 10 alle 100 volte inferiori rispetto alla stampa tradizionale, se si considerano solo quei casi in cui l’abbonamento è sottoscritto digital-only, non quando la versione digitale è data gratuitamente (o con un piccolissimo costo extra) agli abbonati del cartaceo.

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Digitalizzali.

Simon Chaplin, direttore della biblioteca della galleria londinese Wellcome Collection, interviene sul Guardian a proposito delle virtù — e secondo lui dei pochi vizi — della digitalizzazione del patrimonio librario.

By embracing the opportunities digitisation offers to give more people more access to more books, libraries are ensuring that no one company or organisation can exert a monopoly. By making digitised books freely available, they ensure that no other library is disadvantaged and that there are as few obstacles to access as possible. Well-planned, collaborative digitisation can allow libraries to share the burden of preservation so we don’t all end up jealously hoarding the same dwindling stock of physical books.

(photo Christian Senger via Flickr)

C’avrei da chiedere una cosa a quelli di IL

Ho un iPad. Uno di quelli nuovissimi e dalle dimensioni ridotte. Ce l’ho da qualche settimana (l’ho preso praticamente subito, all’uscita: dovrei sentirmi nerd per questo? No: Sto scrivendo da un macbook di quelli vecchiotti, ricordate quando erano ancora neri?). E mi ci trovo benissimo. In pratica, ci sono giornate intere durante le quali, tornato a casa dal lavoro (se si torna a casa dal lavoro non solo fisicamente, ma è un’altra storia), non accendo nemmeno il computer e tutto quello che devo fare riesco a farlo agilmente dalla tavoletta. E poi sono abbonato a un paio di riviste straniere che, gratuitamente (segnatevelo: gratuitamente, potrebbe tornare utile), mettono a disposizione degli abbonati la versione per iPad e mi sembrava davvero uno spreco non poter usufruire in pieno dei miei diritti di abbonato. Poi, ovvio, ci leggo anche i giornali. Non sempre, però: soltanto quando sono troppo pigro e non riesco a passare dall’edicola: Sì, perché il bello di avere un iPad è quello di poterci leggere sopra anche il Corriere della Sera; solamente che poi il bello di leggere il Corriere della Sera (oh, è un esempio!) è anche quello di tenerlo in mano e trovarsi i polpastrelli neri a fine lettura.

Tutto questo cappello introduttivo per dire che devo fare le pulci a quelli di IL, e speriamo vivamente che mi leggano e, magari, mi rispondano pure. Perché la cosa che vi racconto ha (un bel po’) dell’assurdo. Piccola premessa: di solito IL me lo dona gentilmente qualcuno che lo riceve gratis in ufficio insieme al Sole 24 Ore. Quelle volte che non arriva, lo compro in edicola il giorno dopo al prezzo di 50 centesimi e senza l’obbligo di comprarmi anche il giornale di cui è supplemento (vedi immagine in cima al post). Però — ho pensato — ho un iPad, perché non comprare il numero sui Politecnici nell’edicola dell’App store? Detto, fatto. 2,69 euro. Stiamo scherzando, vero?

Ora, siete il supplemento di una testata nazionale. Monocle, che è Monocle ma dovreste saperlo visto che un po’ d’ispirazione la prendete anche da quelle parti, ha la prerogativa di costare più in abbonamento rispetto all’acquisto mensile in edicola. Ma loro sono snob e sono un’impresa mondiale. Voi, con tutto il rispetto per la grafica eccellente, i contenuti altalenanti, i collaboratori di peso e i premi vinti, no. Basta questo a giustificare la mia richiesta di avere una versione per iPad che costi quanto meno come quella cartacea? Certo che no, ognuno è libero di fissare i prezzi che vuole.

Vorrei però tediarvi con ancora un paio di considerazioni. Non è che la versione per iPad di IL sia veramente una versione per iPad. No, è il render grafico delle pagine cartacee, senza nemmeno il sommario cliccabile, ma con giusto una visualizzazione per sezioni che permette di muoversi all’interno del giornale. Per dire, Domus (che è Domus, non un supplemento del Corriere dello Sport) ha una versione per iPad fighissima, che costerà (al futuro, ora capirete perché) meno di quella cartacea, che è ottimizzata per il tablet (ovvio) e che, siccome è appena stata lanciata, è pure gratuita. Gratis, capito? Anche se non sei abbonato, anche se non hai acquistato il giornale di carta in edicola. Scarichi l’app e puoi leggerti gli ultimi numeri senza tirare fuori un centesimo, mi sembra fino a gennaio. Un’ottima mossa per guadagnare un lettore digitale fisso. Una di quelle idee che sulle pagine di IL dovrebbero essere celebrate.

Ora, la richiesta è ovvia. Potete spiegare ad un vostro lettore perché deve pagarvi di più per avere i pdf e poco altro sull’iPad, di quanto pagherebbe non solo il giorno dell’uscita in abbinamento al Sole, ma anche il giorno dopo in vendita singolarmente? Non sarà mica per quella storia che la notizia della morte della carta è fortemente esagerata?

Spero che apprezziate il fatto di non aver accennato alla banalità del “non avete nemmeno i costi della carta e della distribuzione”.

Ps – Già che ci sono: l’intervista ad Arbasino è bellissima. L’articolo sulle bullshits invece mi è sembrato un po’ una bullshit.