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Pensavo fosse un featuring (e invece era solo un sample).

Pensavo fosse un featuring e invece era solo un sample. Parafrasando quel celebre film di Massimo Troisi, possiamo descrivere così la storia della collaborazione tra Amedeo Minghi e Justin Timberlake.

Ma si tratta di vera collaborazione? A sentire quanto dichiara — tutto in maiuscolo, come un po’ maliziosamente riporta Rockol — il Maestro sulla sua pagina Facebook, sì. A leggere i credits del brano “When you walked away”, inserito nel nuovo disco di Justin Timberlake “The 20/20 Experience 2 of 2”, sembrerebbe invece la più classica delle pratiche nell’Rnb contemporaneo: quella del campionamento (sampling, in inglese).

Come costruisce bene Rockol, Amedeo Minghi appare tra i credits del brano in questione. Questo perché al suo interno è contenuto il campionamento di un suo vecchio brano, “Lustful”, realizzato negli anni ‘70 per le librerie musicali di proprietà della Flipper.

La canzone è un tipico esempio di production music realizzato negli anni ’70. Per production music s’intendono quei brani, per lo più strumentali, che non vengono realizzati col fine preciso di finire in un disco, ma sono invece raccolti dentro librerie musicali per un utilizzo professionale come la sonorizzazione televisiva, cinematografica e persino radiofonica. Il genere, da sempre, conta una nicchia piuttosto estesa di appassionati di provenienza extra-professionale e ultimamente sembra essere venuto alla ribalta per il riferimento costante che alcuni artisti appartenenti a generi sperimentali, come il cosiddetto hypnagogic pop americano o più ancora l’equivalente britannico dell’hauntology music, fanno a queste library.
Contrariamente a quanto si tenda a pensare, la production music non è una sorella minore della musica commerciale, né è realizzata da case discografiche di ultimo livello. Sono moltissime le case discografice e le edizioni musicali a possedere una divisione specializzata in production music (la library Extreme, una delle più famose nel settore, fa capo alla divisione editoriale di Sony, la Sony/ATV Music Publishing) e spesso queste musiche sono tra quelle che fruttano economicamente di più agli aventi diritto su di esse.
Il pezzo di Minghi s’inserisce perfettamente in questo filone, fornendo un esempio tipicamente anni ’70 di rock acido con tanto di flauto traverso e chitarra elettrica — sonorità distanti anni luce dalle tipiche sonorità per le quali il cantautore romano è famoso al grande pubblico.

Quella del sampling è pratica diffusissima in molta della musica “nera” — sebbene Timberlake sia un interprete bianco —, e ha avuto le sue origini nel turntablism. Si può quasi dire che non esista disco di questo tipo che non contenga i campioni più svariati, senza che necessariamente gli artisti campionati parlino di vera e propria collaborazione.

A livello di diritti d’autore, vengono riconosciuti agli artisti campionati i diritti editoriali e ai produttori fonografici (proprietari del master) quelli sull’utilizzo del fonogramma, tanto che tutti i sample vengono correttamente rendicontati nei credits. Ma più che di collaborazione si tratta di una forma di licensing: gli artisti nemmeno s’incontrano (e non necessariamente devono conoscersi), e il tutto avviene a livello di burocrazia e di uffici legali.