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Arrotondare eticamente gli angoli (e perdere i processi).

E così pare che, almeno in questo primo grado di giudizio, Samsung abbia copiato almeno tre brevetti di Apple. L’ha stabilito la giuria popolare riunita per tre giorni in camera di consiglio in California, a San Jose.

Questo al momento dice la giustizia  — si attende il ricorso che Samsung ha annunciato: potrebbe anche ribaltare il verdetto. In rete, invece, adesso riprenderà la guerra tra le due bande contrapposte: utenti Apple contro utenti Samsung. I primi visti come dei pecoroni pronti a bersi qualunque nuova novità sforni l’azienda di Cupertino dai secondi, a loro volta accusati dai fan della mela di essere una versione 3.0 del vecchio smanettone informatico, cui piace sempre infilare il naso in ogni tipo di architettura hardware e software e crede di essere libero nelle grinfie di mamma Google, oltre che copione — io, io non faccio testo: non ho né iPhone, né iPad né Android, dal quale per inciso mi tengo a debita distanza perché a me le cose interessano quando funzionano, non quando riesco a capire come sono costruite. E poi mi piacciono disegnate bene, possibilmente disegnate bene e per prime, non quando ti appiccicano addosso lo status di rancoroso esponente del software libero. Tra l’altro, a me il telefono deve stare in tasca o, in alternativa, non occupare troppo spazio in borsa; avete invece presente certe ciabatte con installato sopra il robottino verde? Sembrano dei piccoli tavolini senza gambe. E poi, e poi — in fundo senza essere dulcis — ho un BlackBerry: secondo il luogo comune (mai smentito) per lavorare è il massimo.

A caldo, però, le due bande di cui sopra tengano presente una cosa: per quale motivo, mi chiedo, un’azienda debba copiare i prodotti di un’altra e sperare di farla franca, per giunta vendendosi come “alternativa” portatrice di un’etica sana, a dispetto dei cattivi che, però, vincono i processi? Voglio dire: persino una giuria popolare, campione rappresentativo dell’utenza media, è riuscita a capire che il problema non è che entrambi i dispositivi siano rettangolari, come moltissimi altri dispositivi (in effetti, farli tondi non avrebbe molto senso). No, il problema è che uno lo era prima dell’altro, con gli angoli arrotondati prima che li arrotondasse anche l’altro, e con lo schermo di una dimensione che poi l’altro ha fatto sua. Ed era rettangolare, arrotondato e con lo schermo grande così prima di tutti, quando in rete gli esponenti ora equamente divisi tra le due fazioni dicevano: “non funzionerà mai”.