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Un processo tipico delle società di massa

Matteo-Renzi

Antonio Polito sul Corriere della Sera analizza in un editoriale quelli che secondo lui sono «i due pesi e le due misure» che il premier Matteo Renzi adotta quando si tratti di salvare, o far finta di non chiederne le dimissioni, un ministro, un sottosegretario o qualche altro personaggio di spicco del mondo politico. Il casus belli è quello delle dimissioni dell’ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Secondo Polito si è passati dal giustizialismo di certe procure che condizionavano il mondo politico — e dunque le sue scelte — ad un giustizialismo che, questa volta, è condotto in nome dell’umore del popolo, che Renzi è abilissimo ad intercettare. A farne le spese, come sempre, è il garantismo. Concludendo l’editoriale, Polito sottolinea come quello di seguire l’umore del popolo sia

un processo tipico delle società di massa, ma pieno di incognite. Se infatti un’intercettazione è più importante di una sentenza, e diventa decisivo se farla conoscere o no, per riassunto o testuale, e il momento dell’inchiesta in cui la si rende pubblica, allora rischiamo che la lotta politica condizioni il corso della giustizia, invece che la giustizia influenzi la politica come avveniva vent’anni fa. Un giustizialismo alla rovescia, esercitato dalla piazza invece che dal tribunale. Non so se è meglio. Fu una piazza a salvare Barabba e a mandare a morte Gesù.

Caro Renzi, avrebbe potuto rinunciare a farsi un giro sulla giostra manettara.

Caro Presidente del Consiglio Matteo Renzi,
la legge è uguale per tutti, ma dice anche che l’arresto prima di una sentenza può sussistere solo in caso di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove. Questioni che, francamente, non mi sembrano riguardare il caso Genovese. Detto questo, fa specie vantarsi di aver partecipato ancora una volta alla cosiddetta giostra giustizialista. Fa ancora più specie quando la corsa era offerta dai grillini, che avete accusato di volere uno scalpo elettorale solo per la paura di non poterlo agguantare poi voi, quello stesso scalpo.
Immagino che adesso siate pronti a passare all’incasso dall’elettore medio-manettaro, che da sempre vi segue, per le prossime elezioni europee. Illuso io che, pur non essendo un suo estimatore né della prima né della seconda ora (e se posso darle un consiglio spassionato, si guardi bene da questi ultimi: sono gli stessi che l’affossarono contro Bersani), mi ero convinto che finalmente si potesse avere in Italia una sinistra un po’ più moderna e quindi garantista, dopo che per anni siete andati a braccetto con i giustizialisti della peggior specie (vedi Di Pietro e i suoi epigoni, sia dentro che fuori dalla magistratura).
Tra l’altro, bel modo di dimostrare all’Europa l’intenzione di voler mettere mano all’emergenza delle carceri. Nemmeno dalla Lega mi sarei aspettato questi comportamenti — e quelli, anni fa, andarono in Parlamento con le manette e il cappio a fare i caciaroni come al solito. Figuriamoci, dunque, se mi aspettavo di leggere questo suo tweet. Mi congratulo almeno per non aver visto dai vostri banchi il gesto delle manette: siete riusciti ad indossare in extremis al foglia di fico.