Case di vetro e indignazioni indiziarie.

Giovanni Orsina, politologo, professore universitario e autore di uno dei più bei testi sul fenomeno Berlusconi (Il berlusconismo nella storia d’Italia, Marsilio), su La Stampa affronta uno dei temi più scottanti degli ultimi giorni: quello delle intercettazioni e del loro abuso. Scrive Orsina, a proposito dell’ondata di «indignazione indiziaria» che le intercettazioni causano e del cosiddetto mito della «casa di vetro», dove si vorrebbe che in politica esistesse il diritto di sapere tutto di tutti:

Un esempio? Uno solo fra i tanti: la telefonata fra la moglie e il figlio d’un indagato, nella quale si parla dei beni di famiglia. Il lettore legge, e mentre legge già scrive la sentenza di condanna: così tanti soldi altro non possono che essere il frutto d’un illecito. A me invece, se mi è consentita una nota personale, mentre leggo monta la nausea: a vedere le vite di persone a tutt’oggi innocenti (ma non lo meriterebbero nemmeno se fossero dimostrate colpevoli) esposte senza pudore né misericordia al disprezzo universale. E, come mi è capitato di fare non so più quante volte nell’ultimo decennio, mi viene da chiedermi che cosa ci sia di civile in tutto questo.

Ma la «casa di vetro» della democrazia, si dirà, non appartiene anch’essa alla nostra civiltà? Non abbiamo noi elettori e cittadini il diritto di essere informati su chi ci governa e gestisce i soldi pubblici? Certo che lo abbiamo – ma non è un diritto illimitato. Nell’era delle grandi semplificazioni e della demagogia rampante, a quel che sembra, abbiamo dimenticato che la democrazia liberale non è una costruzione solida, coerente, immutabile. È un campo di tensione attraversato da conflitti e contraddizioni, in movimento perenne da un equilibrio storico, fragile e provvisorio, a un altro.

In questo campo di tensione, al nostro diritto a guardar dentro le istituzioni si contrappone non soltanto il diritto alla privacy — che dei «quarti di nobiltà» liberali, in definitiva, ce li avrebbe pure lui —, ma anche l’opportunità che nella sfera del potere sia lasciata qualche zona d’ombra. Il conflitto fra il politico che cerca di nascondere e il giornalista che vuole scoprire è un elemento essenziale della democrazia – è una battaglia che non deve mai concludersi. La democrazia è finita se vince il politico. Ma è in pericolo anche se lo Stato, tramite un suo potere, mette a disposizione del giornalista, in misura eccessiva, uno strumento potente come le intercettazioni. In un’autentica casa di vetro, infatti, non sopravvive nessun essere umano. Un’autentica casa di vetro – che sia davvero, completamente trasparente – brucerà chiunque cerchi di occuparla. Lasciando entrare a ogni giro una nuova processione di aspiranti al governo: salmodianti i loro bravi inni di novità e purezza, inferiori per qualità ai loro predecessori, e destinati comunque anch’essi a essere inceneriti in breve tempo.