Prestare i libri (a pagamento)

Negli Stati Uniti Amazon ha lanciato Kindle Unlimited, il servizio in abbonamento grazie al quale gli iscritti possono prendere in prestito ebook dal più grande rivenditore mondiale. Il servizio, annunciato forse per sbaglio e forse no la settimana scorsa, ha debuttato ufficialmente il 18 luglio. Ed è subito stato paragonato a Spotify.

In effetti sono molte le similitudini con i servizi di streaming musicale: si paga una fee mensile e si ascolta (si legge, in questo caso) quanto si vuole. Finora nessuno aveva mai pensato di applicare questo concetto al noleggio digitale di libri. Men che meno Amazon, il quale non aveva reso capillarmente disponibile nemmeno il più semplice scambio temporaneo di ebook tra utenti.

(Apro e chiudo subito una parentesi. Il concetto di «prestito digitale» è spinoso. Come noto, infatti, anche l’acquisto di file audio su iTunes non è molto diverso da un prestito: i file sono concessi in licenza per l’ascolto, ma chi li ha acquistati di fatto non li possiede; quando invece compro un compact disc, pur con tutte le limitazioni legislative sul suo utilizzo, questo rimane mio: lo posso rivendere, ad esempio).

Con i dischi non eravamo più abituati al noleggio. Una ventina di anni fa alcune videoteche avevano pensato di allargare il business aprendo al prestito dei compact disc. Poi, complice la solita tiritera sulla pirateria, la pratica è stata vietata e di fatto è riservata solo alle biblioteche (dove però, sempre più spesso, li si può ascoltare solo in loco). Per questo quando sono esplosi i servizi di streaming musicale a pagamento non ci è sembrato strano pagare per ascoltare e basta un disco. Esiste anche un aspetto che riguarda la fruizione: per quanto possa appassionarmi, difficilmente rileggerò un libro (o tutto il libro) immediatamente dopo averlo finito — cosa, questa, che con la musica capita più spesso: vuoi per un maggior appagamento fisico, vuoi perché i tempi e le modalità stessi della fruizione sono differenti.

Traslare questo discorso sui libri è un po’ diverso. Tutti noi abbiamo, o abbiamo avuto, consuetudine con le biblioteche pubbliche. Luoghi sacri nei quali vai e noleggi («prendi a prestito», secondo un’espressione con meno implicazioni commerciali) tutti i titoli che i regolamenti di ciascuna biblioteca ti permettono di noleggiare. Quello che fa Kindle Unlimited è più o meno la stessa cosa: affitti fino ad un massimo di 10 libri per volta da un catalogo disponibile e li tieni salvati sul device fino a quando non li hai letti (o abbandonati: non c’è in questo caso un bibliotecario che ti guarda storto se gli riconsegni un tomo di 3 mila pagine dopo soli due giorni). Con una piccola differenza: le biblioteche pubbliche sono gratuite, Kindle Unlimited no.

Potrebbe sembraree una differenza di poco conto. In effetti 9 dollari e 99 (che in Europa diventeranno automaticamente 9 euro e 99 quando il servizio sarà disponibile) non è di certo un prezzo proibitivo per un lettore forte (diciamo tre libri al mese). In più c’è il fatto che con Kindle Unlimited non ti muovi di casa. Non devi, cioè, affrontare il sole/la pioggia/la neve per recarti in biblioteca e prendere in prestito i libri. Si potrebbe — per semplificare e tacere il complicatissimo discorso di licenze con gli editori che c’è dietro — dire che si paga la comodità.

Più o meno, però. Perché Kindle Unlimited potrebbe introdurre un modello in grado di scardinare quello esistente di libro a prestito, facendo diventare una questione commerciale ciò che finora è stato un modello culturale e/o filantropico. Non è un discorso contro il commercio e il profitto il mio. È un dato di fatto. Con i libri siamo semplicemente davanti a due opzioni: o lo acquisto o lo prendo in biblioteca. C’è anche la terza via del «lo scarico gratis», ma non la prendo in considerazione per due motivi: a) mi metto dalla parte di chi vuole fare le cose per bene e b) leggere i libri scaricati si rivela spesso un inferno di formattazioni impazzite, di tre righe vuote ogni due di testo, di accenti ballerini e caratteri strani che vanno a rovinare l’esperienza di lettura molto più di quanto un mp3 rovini l’esperienza dell’ascolto in un ascoltatore medio in metropolitana nell’ora di punta.

Come fa efficacemente notare («Kindle Unlimited, seriamente, vai a farti fottere!») Maria Bustillos in un pezzo su The Awl:

It shouldn’t cost a thing to borrow a book, Amazon, you foul, horrible, profiteering enemies of civilization. For a monthly cost of zero dollars, it is possible to read six million e-texts at the Open Library, right now. On a Kindle, or any other tablet or screen thing. You can borrow up to five titles for two weeks at no cost, and read them in-browser or in any of several other formats (not all titles are supported in all formats, but most offer at least a couple): PDF, .mobi, Kindle or ePub (you’ll need to download the Bluefire Reader—for free—in order to read ePub format on Kindle.) I currently have on loan Alan Moore’s Watchmen, Original Sin by P.D. James, and The Dead Zone by Stephen King.

Al netto del sottinteso un po’ cultural-snob, il discorso regge. In Italia ancora non siamo abituati, ma negli Stati Uniti  esistono circuiti di biblioteche pubbliche che permettono il prestito di ebook a distanza (per esempio sul circuito OverDrive). Che mi sembra un buon punto di partenza, per Davide, per provare ad andare contro Golia. Perdendo con dignità, almeno.