Comunicazione di servizio.

Come tutti sanno, ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato che il Porcellum è incostituzionale, rispondendo ad una denuncia avanzata dal cittadino Avvocato Aldo Bozzi.

Questa è la notizia. Poi c’è tutto il resto.

Tra questo resto c’è, ad esempio, il fatto che oggi dai banchi più demagogici della politica italiana era tutto un sentir dire che siamo incostituzionali. Siamo chi, non è dato a sapersi: siamo noi italiani? Immagino, piuttosto: siamo governati da un governo incostituzionale. D’altronde il sillogismo più semplice, cioè l’unico che sia riuscito a produrre Beppe Grillo, era esattamente questo: siccome la legge elettorale attualmente in vigore è stata dichiarata incostituzionale, allora ne viene che il governo uscito dalle urne nel 2013 è incostituzionale, così come quello prima e quello prima ancora indietro fino al 2006, anno di entrata in vigore del Porcellum.

(Nessun accenno al fatto che, tra tutti questi governi presunti incostituzionali, ce ne siano due che nemmeno sono usciti dalle urne: la cosa metterebbe a dura prova la logica del sillogismo, dunque i fautori di tal ragionamento l’hanno elegantemente lasciata perdere).

C’è pero che no, non siamo incostituzionali. Né noi né il governo. L’espressione — che pure è stata usata da moltissimi giornali e opinionisti: si veda il titolo della prima pagina del Foglio di oggi “Da 7 anni siamo incostituzionali” — è solo metafora del disfacimento che stiamo vivendo. Per il resto, state tranquilli: visto che la Corte Costituzionale l’ascoltate sempre come la Bibbia, dovreste quanto meno mandare a memoria le sue sentenze come il Padre Nostro. In quella di ieri (di cui non sono ancora state depositate le motivazioni, per altro), si diceva che il Porcellum è una legge elettorale incostituzionale. Non perché l’abbia scritta un noto amante della Costituzione come Roberto Calderoli, ma perché la mancanza di preferenze e la soglia di sbarramento esagerata grazie alla quale si ottengono seggi in gran quantità a fronte di risultati percentuali intorno al 27%, rendono impossibile per l’elettore svolgere il suo diritto di voto libero e democratico.

Tutto questo, però, non inficia minimanente sugli ultimi governi democraticamente eletti perché in molte delle note pubblicate a corredo della sentenza lo spirito principale è che il Porcellum fa schifo, ma la volontà del popolo che si è espresso nelle urne lo scorso febbraio (o prima) va rispettata. Fino al paradosso che, se si votasse oggi stesso, lo si farebbe ancora con il Porcellum (con conseguenze, questo sì, nefaste dal momento in cui verranno pubblicate le motivazioni e «fatti salvi gli effetti di legge per il passato»).

Ciò nulla toglie all’esito fondamentale della sentenza: la legge elettorale va cambiata e il Parlamento deve farlo in fretta, altrimenti interverremo noi. Concetto questo che ha reso sollievo a molti parlamentari, compresi quelli che solitamente non mancano mai di fare le pulci (mi astengo dal dire se più o meno giustamente) alle sentenze, e che oggi gridavano alla «sentenza storica e importantissima».

Per cui: il Porcellum fa più o meno schifo a tutti. Ma anche le dichiarazioni fatte per dare aria alla bocca. Un po’ di Bonomelli (non fosse sufficiente, anche del bromuro) e vi passa tutto.

Bacini.

PS – Nelle analisi da web, prototipo preso particolarmente in considerazione (e di mira) in questo post, non si parla mai di cose serie. Per questo oggi sulle bacheche di Facebook, tra un condividere i rutti dell’uno o dell’altro dissidente e/o demagogo di turno, si è tralasciato di sottolineare l’unico elemento preoccupante della sentenza di ieri: c’è il serio rischio che la repubblica maggioritaria e bipolarista torni ad essere invece balneare e proporzionale. O forse là fuori, ovvero lì dentro (al Parlamento), c’è qualcuno in grado di porre un serio e credibile argine a questo rischio?