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Voli di Stato

Mi pare abbastanza significativo riportare una cronaca apparsa su Repubblica del 15 agosto 1984 a firma Toni Visentini. Significativo perché in questi giorni il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è accusato di aver utilizzato un volo di Stato per recarsi in montagna a sciare con la sua famiglia. Renzi non ha bisogno di un avvocato; né c’è bisogno che quell’avvocato sia io — che pure lo critico, pubblicamente e privatamente. Però è stato divertente fare una ricerca negli archivi storici dei quotidiani perché le stesse persone che oggi accusano Renzi sono quelle che al Colle vorrebbero salisse una persone erede — non biologico, ma morale — del protagonista di questa cronaca.

SELVA GARDENA – Si erano conosciuti nel marzo di due anni fa a San Francisco, durante il trionfale viaggio del presidente della Repubblica negli Stati Uniti. La simpatia era stata immediata e reciproca e nei confronti del sindaco della città californiana Dianne Feinstein – una bella signora alta dai capelli neri – Pertini aveva fatto sfoggio di tutta la sua galanteria: “San Francisco è una bellissima città e lei la rappresenta nel modo migliore. Consenta di dire queste cose ad un uomo coi capelli bianchi che sa ancora apprezzare la bellezza femminile”. Sandro Pertini e la “major” di San Francisco si sono incontrati di nuovo ieri, questa volta però tra le montagne della Val Gardena, a Monte Pana, sotto il Sassolungo. “Ho saputo che la signora Feinstein e suo marito erano in vacanza a Cortina e le ho fatto sapere che avrei avuto molto piacere di incontrarla per ricambiare la gentilezza che lei mi ha usato a San Francisco”, ha spiegato Pertini ai giornalisti. Proprio Dianne Feinstein, – esponente di primo piano del partito democratico e il cui nome era stato fatto come candidata alla vice presidenza degli Stati Uniti insieme a quello di Geraldine Ferraro – ha decretato che ogni anno, il 27-28 e 29 marzo, a San Francisco si festeggino i Pertini’ s days. Così il presidente della Repubblica ha spedito ieri a Cortina un elicottero dei carabinieri per prendere la signora e il marito. Poi – lasciati nell’ armadio i pantaloni alla zuava e il maglione alla norvegese, e indossato un elegante completo principe di galles beige con cravatta verde – il capo dello Stato ha portato a colazione i suoi ospiti allo “Sport Hotel Monte Pana”, l’ albergo di “Tschucky” Kerschbauer, amico di Pertini grande appassionato di sci e di hockey, uno dei personaggi più famosi della valle. Con accanto una graziosa interprete gardenese, Pertini ha intrattenuto i suoi ospiti bevendo un aperitivo. Poi a colazione, seduto ad un tavolo a fianco degli altri clienti ha mangiato salmone affumicato, tartine al caviale e speck e ancora gnocchi alla romana seguiti da fegato alla veneziana. Bistecche di vitello invece per i coniugi Feinstein. Infine, torta “Sacher” e grappa per tutti. Il sindaco di San Francisco e Pertini hanno bevuto birra. Mister Feinstein, invece, Coca Cola. “Preferisce Pertini o Reagan?”, hanno chiesto i giornalisti al sindaco di San Francisco. “Domanda difficile. Certo è che conosco Pertini meglio di Reagan e vorrei vederlo per altri sette anni al Quirinale”, ha risposto la signora Feinstein. Prima dell’arrivo dell’elicottero che doveva riportare gli ospiti a Cortina (ci resteranno fino a sabato poi i coniugi Feinstein proseguiranno le loro vacanze italiane a Portofino) Pertini ha avuto nuovamente modo di mostrasi galante con la signora. “Guardi che chiamo i carabinieri se non mi fa stare vicino a sua moglie”, ha detto, scherzando, il capo dello Stato a mister Feinstein che, per una foto-ricordo, si era messo in posa al centro tra il presidente della Repubblica e sua moglie. Tutta la scena è stata seguita da numerosissimi turisti italiani diventati ormai padroni assoluti della valle da quando Pertini viene qui in vacanza.

Il culto della personalità, il gregge e le pecore nere.

Non è che Beppe Grillo stia diventando paranoico, come in queste ore stanno denunciano alcuni attivisti cittadini onorevoli simpatizzanti come-diavolo-si-chiamano grillini. Soltanto, come capita sempre a chi impone il culto della personalità (e in questo caso, essendoci di mezzo anche una persona mite e modesta come Casaleggio, diventa difficile capire quale sia la personalità da adorare), arriva il momento in cui dal gregge dei fedeli e degli ossequiosi si stacca qualche pecora nera. E il leader si trova spiazzato, ché non gli viene più bene nemmeno il controllo del gregge, e inizia a sbraitare — l’unica prova di forza rimastagli.

Due o tre cose sulla mail-intervista a Gianroberto Casaleggio.

Ci sono molte cose che si possono dire dell’intervista che Gianroberto Casaleggio ha rilasciato a Serena Danna e che è stata pubblicata stamattina su La Lettura, l’inserto domenicale del Corriere della Sera. Per prima cosa, l’intervista è alquanto anomala, soprattutto per chi si presenta come paladino di una “nuova” democrazia, non importa nemmeno sotto che forma. Infatti la conversazione è stata fatta via mail, probabilmente perché è l’unico modo per farla accettare al (tecno?) guru. Ma un’intervista condotta via mail — via, non sono io a doverlo insegnare — è un’intervista monca: manca la dinamica del parlato e manca, soprattutto, la possibilità di controbattere. Per correttezza, un boxino avvisava della cosa, sebbene molte righe dopo l’introduzione gloriosa sulla figura di Casaleggio:

le domande sono state spedite alla fine di maggio, prima del voto amministrativo che ha segnato un ridimensionamento del Movimento. […] Casaleggio ha risposto a tutte le domande de «La Lettura» via mail. Giovedì mattina, 20 giugno, una conversazione telefonica ci ha restituito qualche dettaglio sulla fase delicata del Movimento

Seguono dettagli. Quindi, ricapitolando: Casaleggio ci ha messo quasi un mese a rispondere, via mail, a dei quesiti posti da una giornalista che avrebbero formato il corpo della sua «prima intervista italiana». Qualsiasi altro personaggio ci avrebbe messo meno, oppure si sarebbe beccato un vaffa (il riferimento è tutto men che ironico) dal giornalista. Però è comprensibile come lo scoop — per altro stranamente poco annunciato — abbia giustificato, ancora una volta, i modi di fare del personaggio in questione.

La risposta ai quesiti, abbiamo letto, è stata data via mail in quasi un mese di tempo. Ad essere maliziosi e unire i puntini, viene il sospetto che la forma della mail sia l’unica che permette a Casaleggio di controllare il testo prima di dare l’imprimatur. Il sospetto e i punti da unire? Eccolo: in tutte le risposte alle domande il M5S è indicato o nella sua forma abbreviata (M5S, appunto) o in quella che graficamente si rifà al simbolo e che è costantemente usata dai parlamentari (ops: cittadini) e dai giornalisti, blogger e personaggi molto vicini al movimento stesso, e cioè «MoVimento». Che invece appare nella sua versione grafica standard («movimento») nel boxino redazionale cui ho fatto riferimento sopra e che, a questo punto, è l’unica parte che non è stata sottoposta a controllo preventivo da parte di Casaleggio stesso.

Questi i preamboli. Ma l’intervista cosa dice? Un concentrato del Casaleggio-pensiero ormai già noto a tutti. Si parte con una definizione di «democrazia diretta» allargata non solo alle consultazioni diretta ma anche ad una non meglio precisata «centralità del cittadino nella società». Ma il cittadino è centrale nella società in qualunque tipo di democrazia liberale moderna, con o senza il coinvolgimento del digitale. Inoltre, se proprio si vuole essere pignoli, non è che la centralità del cittadino applicata al Movimento 5 Stelle abbia finora dato grandi risultati: i numeri di partecipazione alle ormai famose Quirinarie (ma anche agli episodi di epurazione di parlamentari eletti) sono sotto gli occhi di tutti, e ben al di sotto di qualunque pessima previsione che un portatore di democrazia digitale abbia mai effettuato.

L’idea poi di democrazia che ha in mente Casaleggio, e per la proprietà transitiva quindi anche Grillo, è quanto meno dubbia. Tra le proposte fatte affinché «la politica del futuro sarà fatta dai cittadini senza intermediazione dei partiti» vi sono:

il referendum propositivo senza quorum, l’obbligatorietà della discussione parlamentare delle leggi di iniziativa popolare, l’elezione diretta del candidato che dev’essere residente nel collegio dove si presenta, l’abolizione del voto segreto, l’introduzione del vincolo di mandato.

Di tutta l’intervista, direi che è questa la parte più importante. Al di là di ovvie sparate tipiche dei movimenti che si fanno setta per auto-proclamazione di un guru (e questo sembra essere decisamente il caso), come l’abolizione del voto segreto, vi sono elementi che fanno discutere chiunque abbia a cuore il concetto di democrazia. Tra tutti, l’introduzione del vincolo di mandato. E cioè quella cosa per cui da una parte si cancellerebbero i voltagabbana, quelli che vengono eletti nelle file di un partito e poi si ritrovano tutti felicemente a pascolare nel gruppo misto se non, peggio ancora, in formazioni e gruppi parlamentari creati ex post rispetto alle elezioni. Tuttavia, questo, sarebbe il male minore. Perché l’abolizione del vincolo di mandato è stata un riforma fondamentale per impedire che i parlamentari fossero obbligati a condividere, quanto meno numericamente e nei rapporti di forza in Parlamento, eventuali deliri portati avanti dai loro gruppi politici di riferimento (do you remember fascismo?). L’assenza di vincolo di mandato è scritta nella nostra Costituzione, all’art. 67. Evidentemente per Casaleggio, Grillo e i loro gonzi ci sono parti di Costituzione che val la pena modificare, magari con l’appoggio degli illustri giuristi e costituzionalisti usa e getta. Peccato che, quasi sempre, siano le parti che invece andrebbero difese maggiormente.

Altro aspetto interessante: il referendum propositivo senza quorum. Che è l’emanazione diretta delle decisioni prese dai quattro gatti (vedi le quirinarie e le epurazioni cui ho fatto riferimento sopra), applicate su scala nazionale e — si badi bene — al di fuori della rete e con i metodi dei referendum tradizionali. Tradotto: chiunque sia in grado di raccogliere firme potrebbe portare avanti referendum propositivi (e perché non anche quelli abrogativi, a questo punto?) che non necessiterebbero del quorum. Un incubo più che una democrazia. Stesso discorso per l’obbligatorietà della discussone parlamentare delle leggi popolari. Questo è il proseguo dell’applicazione del tribunale del popolo che giudica i parlamentari dissidenti. In questo caso il popolo si fa promotore delle leggi e queste devono essere — tutte, senza distinzione — quanto meno discusse. Altro bell’esempio di democrazia.

Non male nemmeno l’autodifesa, un po’ da coda di paglia se si pensa che la risposta è stata data prima della debacle del M5S alle amministrative, dei fallimenti cui il movimento è andato incontro nei primi mesi di vita parlamentare:

tutto quello che è successo, compresa la chiusura a riccio del Sistema [sic!] per mantenere lo status quo e l’inesperienza dei neoparlamentari [sic! mai ‘cittadini’], era prevedibile, tranne l’attacco mediatico senza precedenti per l’Italia repubblicana, spaventoso, verso un nuovo movimento politico da parte dei giornali e delle televisioni

Al di là della facile retorica della ‘previsione’, tipica dei guru autoproclamatisi tali, perché un guru è colui che dice di prevedere (e il fake-guru è quello che lo dice di sé), forse bisognerebbe ricordare a Casaleggio che: 1) la critica mediatica al movimento è l’azione uguale e contraria alle critiche del movimento verso il mondo mediatico, trattato spesso alla stregua di un mondo di lebbrosi; 2) nella retromania è stato teorizzato che i movimenti si ripetono ciclicamente ogni vent’anni, e proprio vent’anni fa ci fu un altro uomo politico che subì — questa volta davvero — una delle più grandi aggressioni mediatiche (e giudiziarie) della storia dell’Italia repubblicana. Quell’uomo, ancora sulla graticola, si chiama Silvio Berlusconi.

Quando il discorso si sposta dalla politica, o comunque dai discorsi macro-politici come quelli affrontati sopra, si entra maggiormente nel dettaglio delle tecnologie. Val la pena citare il Casaleggio-pensiero circa la traslazione della discussione come sale della democrazia da un tipo di dibattito tradizionale a quello in rete:

le discussioni e i confronti in Rete sono continui attraverso i forum, le chat, i social media in una dimensione inimmaginabile prima nel mondo reale, e ciò avviene tra persone che vivono in ogni parte del pianeta.

Nulla di nuovo sotto il sole. Si ripete sempre che la Rete non è nient’altro che la vita reale su scala enormemente più grande. Azzarderemmo quasi la globalizzazione estrema della vita reale. Dunque, quale sarebbe la portata innovativa? Casaleggio non lo dice. Così come non dice altre due cose: la prima, che l’allargamento della discussione porta con sé anche un allargamento del dissenso, che solitamente è trattato da Grillo alla stregua di «trolls» [sic!] mandati chissà da chi. Secondo: forum e chat fanno tanto una Rete di fine anni ’90, roba di 15 anni fa. Oggi è il tempo dei social network, quelli che da Grillo non sono usati nell’accezione più sociale e nobile del termine, come fa notare la stessa Danna in una successiva domanda (e come aveva fatto notare anche Massimo Mantellini, in una declinazione dei social network applicati al marketing):

la presenza sui social media del M5S appare poco social: Beppe Grillo segue e ritwitta solo affiliati del movimento e non risponde mai su Twitter…

Il resto dell’intervista appare più come un cazzeggio tecnologico con roba vecchia di almeno 30 anni («nel 1983 partecipai a Stoccolma a una conferenza sui “sistemi esperti”»), apologie di personaggi alquanto ambigui, almeno a detta di chi scrive («Ho un’ottima opinione di Assange. Ha rischiato e si è posto contro poteri enormi»; avesse risposto prima avremmo avuto anche una sua autorevole opinione su Prism), e ridimensionamento di alcune sue produzioni video tra il tecnologico e il catastrofico come i celebri Gaia e Prometeus («Un gioco [riferito alla data di nascita di un supposto ‘governo mondiale’ prevista per il 14 agosto del 2054, ovvero a cent’anni esatti dalla nascita di Casaleggio stesso], come è stato un gioco la creazione del video»). Distinzione tra copyright e copyleft ad uso e consumo del lettore domenicale del corrierone, rischi privacy («reali», secondo Casaleggio) e confronti con esperienze di partecipazione web americane.

La sensazione maggiore che emerge dalla lettura dell’intervista è che siamo di fronte ad un furbacchione di tre cotte, come si dice. Ad un imprenditore della Rete ormai cresciutello, non passabile di essere parte della generazione delle start-up, che si è creato una piattaforma (anzi «il termine esatto è applicazione, più che piattaforma») per la gestione di questa sua idea di democrazia digitale. E che abbia messo in piedi un movimento con Grillo per farla testare a dei gonzi, scelti accuratamente tra elettori e parlamentari. Questa applicazione è spiegata con i linguaggio dell’uomo di marketing e venditore:

il software utilizzato consentirà ai parlamentari [sic! in questo caso non sono più cittadini] di presentare in anteprima le loro proposte di legge agli iscritti che potranno integrarle, commentarle, “complementarle” [sic!] entro un periodo determinato; inoltre in un futuro gli iscritti avranno anche la possibilità di suggerire nuove proposte di legge ai parlamentari.

Non una parola, infine, sulla gestione spericolata di alcune sue aziende passate così come è stata denunciata, proprio in Rete, da alcuni suoi ex dipendenti. Solo una frase in risposta alla domanda sul peggior errore da lui commesso, che cristallizza Gianroberto Casaleggio nel guru perfetto di un’Italia ormai sempre più smarrita nei meandri di una crisi che, oltre che economica, è culturale e soprattutto politica:

la mia vita è piena di errori, scegliere è molto difficile.

Chapeau.

Il nuovo corso democratico a cinque stelle.

In questi giorni ho sempre “un paio di cose” da scrivere. Oggi su Grillo e i grillini, trionfatori delle ultime elezioni. Partiamo da Grillo, ché mi sembra quello che ha più confusione in testa. Riguardo la composizione del nuovo governo, ad esempio:

“Lo dirò a Napolitano”. Il soggetto qual è? Grillo per caso? O non ho capito bene io o si è spiegato male lui, ma vorrei sapere in quale ruolo parlerà a Napolitano. Quello del candidato non credo, visto che non era candidato. Quello del Presidente del Consiglio? Nemmeno, non mi risulta fosse lui (ma mi potrei sempre sbagliare ed essermi perso una giravolta prima della presentazione delle liste). Mi pare di ricordare che lui non fosse candidato a nulla, ecco. E sono quasi certo che Napolitano i semplici cittadini non li riceva per delle consultazioni.

E poi, sempre via Twitter:

“Assisteremo”? Come, inermi? Siete il primo partito. Se non vi è chiaro, gli Italiani vi hanno chiesto di governare. Insomma, dopo il tempo della protesta è arrivato quello di prendersi qualche responsabilità. Vi spaventa, per caso? A me moltissimo. Ma “assisteremo” sa già di resa. E la rivoluzione?

Poi c’è la questione democratica. Oddio, non vorrei fare quello allarmista o che grida al pericolo della democrazia. Se c’è qualcosa in pericolo, con il M5S, è il senso della decenza e credo che non mancheranno di dimostrare la fondatezza di questa preoccupazione. Però, ecco, oggi su FB leggevo un grillino che si chiedeva dove fossero tutti quelli che avevano votato Pdl, perché lui in due giorni ne aveva “beccato” (sic!) solo uno e voleva dunque sapere “dove sono nascosti” (sic!) gli altri. Ecco, a questa gente mi verrebbe da rispondere così: ma dopo “averli beccati” da “dove sono nascosti” cosa avete intenzione di fare, di corcarli di mazzate? E’ una curiosità la mia, più che altro, giusto per sapere come dobbiamo adeguarci noi persone normali con questo nuovo corso democratico.