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Politica senza cultura?

Marcello Veneziani spiega sul Giornale la mancanza di un reale retroterra culturale nei tre leader politici emersi dopo la crisi della Seconda Repubblica: Matteo Renzi, Matteo Salvini e Beppe Grillo. Se la vecchia sinistra, per tradizione, era imbevuta di cultura, persino nel berlusconismo e nella nuova destra secondo Veneziani erano rintracciabili dei sottoboschi culturali. Ora, invece:

Non c’è una nuova post-sinistra dietro Renzi, non c’è un pensiero radicale dietro Grillo, non c’è neanche mezzo Miglio dietro Salvini, almeno in partenza. E questa mancanza di retroterra non produce nei leader e nei loro proseliti alcun disagio, come se fosse inutile, ridondante, ingombrante, del tutto superfluo.

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Caro Renzi, avrebbe potuto rinunciare a farsi un giro sulla giostra manettara.

Caro Presidente del Consiglio Matteo Renzi,
la legge è uguale per tutti, ma dice anche che l’arresto prima di una sentenza può sussistere solo in caso di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove. Questioni che, francamente, non mi sembrano riguardare il caso Genovese. Detto questo, fa specie vantarsi di aver partecipato ancora una volta alla cosiddetta giostra giustizialista. Fa ancora più specie quando la corsa era offerta dai grillini, che avete accusato di volere uno scalpo elettorale solo per la paura di non poterlo agguantare poi voi, quello stesso scalpo.
Immagino che adesso siate pronti a passare all’incasso dall’elettore medio-manettaro, che da sempre vi segue, per le prossime elezioni europee. Illuso io che, pur non essendo un suo estimatore né della prima né della seconda ora (e se posso darle un consiglio spassionato, si guardi bene da questi ultimi: sono gli stessi che l’affossarono contro Bersani), mi ero convinto che finalmente si potesse avere in Italia una sinistra un po’ più moderna e quindi garantista, dopo che per anni siete andati a braccetto con i giustizialisti della peggior specie (vedi Di Pietro e i suoi epigoni, sia dentro che fuori dalla magistratura).
Tra l’altro, bel modo di dimostrare all’Europa l’intenzione di voler mettere mano all’emergenza delle carceri. Nemmeno dalla Lega mi sarei aspettato questi comportamenti — e quelli, anni fa, andarono in Parlamento con le manette e il cappio a fare i caciaroni come al solito. Figuriamoci, dunque, se mi aspettavo di leggere questo suo tweet. Mi congratulo almeno per non aver visto dai vostri banchi il gesto delle manette: siete riusciti ad indossare in extremis al foglia di fico.

Salve, mi dà “Aste & Concorsi”?

Sta facendo molto discutere un articolo del direttore de La Gazzetta Del Mezzogiorno Giuseppe De Tomaso. Il quale, in maniera molto diretta e con uso di terminologia imbottita di viagra, va contro lo stop all’obbligo di pubblicazione di aste e gare d’appalto sui giornali quotidiani imposto da Renzi nella famosa conferenza stampa in cui annunciava i tagli del suo governo.

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Il mondo buono dal Vangelo secondo Massimo (Gramellini).

Massimo Gramellini rappresenta il porto sicuro dove le anime belle trovano approdo. Il che non è un problema, se non in misura del fatto che, a questo porto, le anime belle attraccano con un certo ritardo.

Non si spiegherebbe altrimenti lo stupore manifestato stamattina nel suo Buongiorno quotidiano sulla prima pagina de La Stampa. Raccontando il retroscena (!) visto dal dietro le quinte di Che tempo che fa, a proposito del pubblico in sollucchero per le dichiarazioni anti sindacati di Matteo Renzi, Gramellini scrive:

e non si trattava di una feroce setta di capitalisti o del fan club di Brunetta, ma di persone normali che avevano appena chiesto l’autografo a Sorrentino e un’ora dopo si sarebbero messe in coda col telefonino per farsi immortalare accanto alla Littizzetto.

Dal che se ne deducono due cose, entrambe ridicole. La prima, che i facenti parte di «una setta di capitalisti» o, peggio ancora per le maniere del mondo buono delle favole di Gramellini, del «fan club di Brunetta», non hanno diritto di manifestare alcunché, nemmeno quando avrebbero sacrosanta ragione di farlo. Sono personaggi brutti e cattivi, si infilano probabilmente le dita nel naso e ruttano a tavola, perciò hanno torto a prescindere. La seconda, speculare alla prima, è che questa volta chi applaude il premier fa parte del mondo giusto e normale — descrizione di mondo giusto e normale secondo Massimo Gramellini: va al cinema a vedere Sorrentino e, per di più, si sforza anche di ridere alle battute di Luciana Littizzetto. Si scatta persino un selfie, con la Littizzetto.

A me fa piacere che persino Massimo Gramellini, dalla sua scrivania di marzapane, sia riuscito a capire che alcune delle cose predicate — per il momento solo a parole, da queste parti ci si entusiasma per poco — da Matteo Renzi sono sacrosante. Ciò che dispiace è che chi vice-dirige un quotidiano nazionale (alternando la professione a quella di romanziere e di autore televisivo) non abbia gli occhiali giusti per vedere che l’anciem regime degli apparati burocratici italiani fa schifo sempre, anche quando a dirlo sono Brunetta o i turbo-capitalisi.

Per quanto mi riguarda, pure se lo avesse detto Fausto Bertinotti (speranza vana, sulla quale mai vissi).