Tra virgolette (Antonio Polito incarta Michele Serra).

Antonio Polito, su La Lettura di oggi, scrive magistralmente del nuovo libro di Michele Serra Gli sdraiati (Feltrinelli):

Il fatto è che leggendo Serra, la lunga lettera di un padre al figlio incomunicante, ho patteggiato per il figlio. E questo è grave, per un genitore. Insomma, l’ossessione del protagonista per la cura delle portulache sulla terrazza della seconda casa al mare, per il rito annuale della vendemmia del Nebbiolo nella seconda casa di un’amica nelle Langhe, e per la scalata di un fantastico quanto simbolico Colle della Nasca (presso il quale par di potere ipotizzare una terza casa), tutte magnifiche attività borghesamente colte, o coltamente borghesi, che il padre vorrebbe imporre al figlio come prova di maturità, e di amore del bello, e di pregnanza dell’esperienza umana, paiono noiose e stravaganti a me, figurarsi al figlio. Il quale, non a torto, se ne resta sdraiato e iperconnesso sul divano della prima casa (…) E allora, mi domando, che cosa è successo perché io sia finito dalla parte del figlio invece che del padre-narratore? Io penso si tratti di questo: quel padre dichiara di essere un «relativista etico», riluttante dunque a trasmettere valori, a cercare verità, a parlare del bene e del male; ma, forse per compensare, si comporta come un assolutista estetico, comicamente ostinato nel tentativo di trasmettere un’idea di buon gusto, uno stile di vita, una concezione del bello.

Misero a chi?

Il migliore è Michele Serra, bisogna dargliene atto. Su La Repubblica (di non so quando, in verità: leggo altra roba, e mi perdoni Serra se metto il link a Dagospia) si scaglia contro Maurizio Belpietro e Alessandro Sallusti, direttori rispettivamente di Libero e Il Giornale, rei di non aver nemmeno fiatato davanti ai nomi di chi, a Milano, circola liberamente sulle corsie preferenziali dietro benestare del Comune. Ma come? – il ragionamento di Serra – proprio loro che non perdono occasione per prendersela con la casta, a questo giro stanno in silenzio?

Ovviamente Serra sa il fatto suo. E cioè che Belpietro e Sallusti figurano proprio tra coloro ai quali il comune concorda il suddetto permesso, dietro pagamento da rinnovarsi di anno in anno (non proprio un privilegio, a dirla tutta). E vabbé.

Se non fosse che a furia di farsi le pulci tra di loro, questi moralisti un tanto al chilo (anti-casta non saprei, ma moralista sì, o qualcuno mettere in dubbio l’appartenenza di Michele Serra alla categoria?) ogni tanto pestano un merdone. E quindi: tu denunci i privilegi ma ne godi, perciò io appena posso denuncio i tuoi, e gné gné gné. Fino a quando si scopre che per Serra, quello di usufruire delle corsie preferenziali, è sì un privilegio, ma «misero»:

Fortunatamente è accaduto che i due giornalisti più noti usufruttuari nel misero privilegio siano loro due, e dunque niente di cui sopra è stato scritto

Qualcuno deve avergli fatto notare che ne gode anche il giornale che più di tutti ha dato risalto alla notizia, che casualmente è lo stesso per cui scrive Serra: La Repubblica.