Archivio tag: motorhead

You’ll be keeping on kicking ass.

Lemmy-009

Non mi ricordo più quante volte ho visto i Motorhead dal vivo. Probabilmente tre, forse quattro, anche se magari poi scopro che erano solo due e le altre volte le confondo con serate durante le quali venivano proiettati i filmati dei loro concerti per noi amici e qualche birra. Però ricordo che i Motorhead dal vivo erano una garanzia: eri sicuro di assistere ad uno show con i controfiocchi, tanto ti avrebbero tenuto incollato a guardare il palco – o a muovere il culo, se si era di quelli che muovevano il culo a tempo di musica – incredulo che tre persone sole potessero innalzare un muro di suono del genere.

I Motorhead potevano anche non piacerti, e magari i loro dischi ti suonavano un po’ noiosi. Un mio amico, per esempio, non avrebbe mai ascoltato un disco dei Motorhead in vita sua. Però una volta, non ricordo quanto più o meno accidentalmente, assistette anche lui ad un loro concerto. Andò a finire che si comprò la maglia, perché il marchio dei Motorhead – quella testa motorizzata – alla fine aiuta a rappresentarti: dice in giro che ti piacciono quelle cose lì, e piacendoti quelle cose lì implicitamente fornisci anche un elenco di quali altre cose, invece, non ti piacciono affatto – che poi magari non è mica vero: è un tranello nel quale chi ascolta il rock purtroppo cade spesso.

Bisognerebbe poi aprire una parentesi infinita per raccontare tutto ciò che Lemmy è stato anche al di fuori dei Motorhead. Per non fare un torto a nessuno, nemmeno alle parentesi che non si vorrebbero qui aprire, cito in ordine sparso: Beatles, droga, psichedelia, Jimi Hendrix, punk rock, rock, roll, Hawkwind (soprattutto Hawkwind), duemila donne, porri, Wendy O Williams, Jack Daniel’s e Marlboro esclusivamente rosse, calci nel culo. Anche la battuta storica del film Airheads, una band da lanciare (nel quale fece anche un piccolo cameo).

Una di quelle volte che vidi i Motorhead dal vivo era all’interno di un festival. Non è per fare sempre quello che all’estero le cose funzionano meglio, ma in Italia c’è stato un periodo dove si organizzavano festival estivi al chiuso, dentro un palatendone da qualche parte a Milano, piazzando un palco di fronte all’altro sui lati più corti del tendone. Quella volta lì i Motorhead si esibivano immediatamente prima dei Savatage, un gruppo che nomino in un pezzo celebrativo solo per dovere di cronaca. Mentre Lemmy e soci suonavano, dall’altra parte del palatendone i tecnici dei Savatage stavano facendo il check agli strumenti. Lemmy prese bene la cosa, e tra un brano e l’altro si lanciò in un ormai mitologico: «Hey Savatage, shut the fuck up». Non era un modo per dimostrarsi superiore a loro – per quello c’erano storia e dischi – ma secondo me una non concessione a cosa i Savatage rappresentavano: un’idea di rock duro – chiamiamolo pure metal – che Lemmy ha contrastato per tutta la vita.

Già, nel calderone del metal si è trovato infilato suo malgrado. C’è una frase storica che spiega bene la cosa. L’ho riletta molte volte in questi due giorni durante i quali anche il TG1 si è accorto del peso della scomparsa, e ha dedicato a Lemmy un servizio che non ho visto ma del quale mi ha comunque fatto piacere saperne l’esistenza: sono mica come quelli che poi hanno scritto su Facebook che anche il telegiornale governativo si è accorto dei Motorhead dopo averne ignorato l’esistenza per quasi quarant’anni. La frase storica fu pronunciata da Lemmy durante un’intervista, quando gli chiesero secondo lui cosa rappresentasse il vero heavy metal, secondo una dicotomia vero-falso che si portava molto tra metallari brufolosi di 16 anni, anche quando di anni poi ne avevano qualcuno in più. La sua risposta fu: «I have no idea. We play rock and roll (…) We’re more punk, really.» (qui, al minuto 1 e 28, se non riuscite a sopportare lo sproloquio di quell’altro presente nell’intervista). Quella era una vera manifestazione di superiorità. Per questo motivo, caro metallaro brufoloso, il TG1 oggi dedica un servizio alla sua scomparsa; sei tu che, avendolo tirato per la giacchetta insistentemente dalla tua parte, non hai capito un cazzo di quello che era Lemmy.

Questa sotto, caro Lemmy, fu una delle canzoni della mia adolescenza. Probabilmente è anche la cosa, in tutta la produzione dei Motorhead, più sdolcinata che ti sia venuta.

Quest’altra, invece, la mia preferita in assoluto: