Shields il gomblottista.

kevin_shields

Pensavo di avere molto rispetto per Kevin Shields. Ovviamente c’entra la sua vita artistica e ovviamente c’entrano i My Bloody Valentine: del resto, sono in un periodo della mia vita in cui non me ne può fregar di meno degli eccessi da rockstar buoni per la biografia che pubblicheranno in età avanzata.

Pensavo, perché poi leggo l’intervista che il Guardian pubblicherà domani (ma che è già online per via del fatto che il Guardian è uno di quegli esempi di giornale moderno, dove la distinzione tra l’online e il cartaceo non esiste più e una notizia bomba — quale un’intervista al solitamente riluttante a concederne Kevin Shields è, almeno nel Regno Unito — la si pubblica subito, a prescindere dal mezzo), leggo l’intervista, dicevo prima di aprire un’enorme parentesi ingiustificata, e mi accorgo che all’artista ha preso la scimmia del complotto.

E che complotto:

Britpop was massively pushed by the government. Someday it would be interesting to read all the MI5 files on Britpop. The wool was pulled right over everyone’s eyes there.

La puzza di complotto (anzi, di gomblotto, ché non sarà mica da prendere sul serio) mi deriva dal fatto che il tutto è liquidato nelle due righe di cui sopra. Non c’è ulteriore spiegazione — né gli viene chiesta dal giornalista, del resto. E allora ti ritrovi a pensare che Shields stia solo provando a riscrivere a modo suo la storia, come se non fossimo nel 2013 ma ancora nella seconda metà degli anni ’90. Come se qualcuno stesse ancora aspettando da lui il seguito di Loveless, ma sappiamo invece benissimo come è andata a finire quando quel seguito è arrivato oltre tempo massimo (la mia l’ho scritta qui, per quello che conta).

Il complotto spunta quando non si riesce più a tenere dentro il rammarico. Quello di Shields, probabilmente, deriva dal fatto che a furia di farsi attendere i suoi boss della Creation puntarono su un gruppo — pessimo, eh! ma è un altro discorso — semisconosciuto proveniente da Manchester: si chiamavano Oasis mentre il disco era Definitely Maybe. E successe quello che tutti sappiamo.

Ora, sono anche abbastanza d’accordo con Shields sul fatto che il colpevole dell’esplosione di molto di quel britpop andrebbe quanto meno processato in un fantomatico tribunale della musica. Ma da qui a coinvolgere l’intelligence britannica, senza per altro rendersi un pochetto ridicoli, ce ne vuole.

Io non l’ho ancora ascoltato.

mbv
Il nuovo album dei My Bloody Valentine era la più grande parodia in internet dopo il famigerato Chinese Democracy dei Guns’n’Roses. A sorpresa, ieri, Kevin Shields ha messo a disposizione sul sito internet della band (che è subito crashato per riprendersi dopo ore) tutti i brani che compongono m v b (questo il titolo molto fantasioso) in streaming e in vendita. Il disco ha impiegato 22 anni per uscire. E’ autoprodotto e non ho idea della distribuzione fisica che avrà — se l’avrà. I giudizi al momento sono discordanti: c’è chi parla di capolavoro, chi di ritenzione anale di Shields, chi di outtakes di Loveless. Su Rateyourmusic l’hanno votato in più di 700 persone (in un giorno). C’è gente che stasera starà a casa ad ascoltarlo. E altri che invece si diranno: ho atteso 22 anni, posso aspettare ancora un giorno.