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Pedanterie grammaticali

Lo scrittore e giornalista Oliver Kamm se la prende con quelli che puntano il ditino alla minima incertezza grammaticale (sono i cosiddetti «grammar nazi» e sono tanto famosi sul web), chiamandoli «pedanti» e scrivendo sul Wall Street Journal che non hanno capito come funzionano le regole che governano le lingue: «Se lo dicono le persone, significa che è il modo corretto di parlare».

Le regole grammaticali invocate dai pedanti non sono affatto regole grammaticali. Alla meglio, sono solo convenzioni stilistiche. Un esempio potrebbe essere l’uso della doppia negazione («I can’t get no satisfaction»). Grammaticalmente ha senso, come rafforzativo. Il fatto che solitamente non usiamo le doppie negazioni di questo tipo nell’inglese standard è solo una convenzione.

Altre imposizioni tipiche dei pedanti non sono nient’altro che elementi di folklore, come la convinzione che sia sbagliato dividere un infinito o finire una frase con una preposizione. Dovremmo invece essere rilassati davanti ad una scelta del genere. Perché preoccuparsi, come fanno i pedanti, se scrivere «firstly» o «first» all’inizio di un elenco puntato? Entrambe sono corrette.

Il range di variazioni grammaticali legittime è più ampio di quanto immaginiate. Sì, puoi usare «hopefully» come avverbio andando a modificare l’intera frase; e puoi usare «they» come un generico pronome al singolare; e puoi anche dire «between you and I». I divieti dei pedanti di usare costrutti come questi non sono supportati dall’evidenza dell’uso generale.

La pedanteria è una cattiva abitudine, certo, ma è anche cattiva erudizione. Se qualcuno ti dice che «non puoi» scrivere qualcosa, chiedigli perché. Raramente otterrai una risposta che abbia senso a livello grammaticale; si tratta piuttosto di una superstizione che si portano dietro da anni.

Certo che è possibile fare errori grammaticali, di punteggiatura o di ortografia. Ma non è possibile che tutti, o almeno la maggioranza degli istruiti, sbaglino la stessa cosa. Se un’espressione è parte dell’uso generale allora è parte di una lingua.