I hate broccoli.

Il ministro francese Ségolène Royal nei giorni scorsi ha criticato la Nutella, ‘colpevole’ a suo dire di contenere l’olio di palma e di essere quindi co-responsabile di deforestazioni (capita la gaffe, si è poi scusata).

Le risponde, a nome di tutti noi, Giuliano Ferrara sulla prima del Foglio di oggi 19 giugno:

Dunque come si permette un ministro segretario di stato di dirmi quello che devo mangiare? È questa intrusione nelle passioni private e nei consumi privati l’essenza del mondo moderno? Sarò io a scegliere, secondo l’uso e l’appetito e la crapula e l’ascesi, con l’aiuto se del caso di un medico fidato o di un coltivatore amico, ma mai e poi mai deve intromettersi il potere pubblico.
Invece abbiamo costruito un universo dietetico, e Michelle Obama ci istruisce da mane a sera su come fare a mantenere la fitness, e nella Casa Bianca fanno orti biologici, e invece di mettere ordine in un mondo sanguinoso ci spacciano ricette disgustose di cosce di pollo con contorno di mais, ed esaltano la verdura sfacciatamente, memori della jacquerie dei broccolari americani che colpirono duramente un giudizio scorretto di Bush padre: «I hate broccoli». Ma diceva quello che non piaceva a lui, il presidente wasp, non quello che deve dispiacere a te: e lì è tutta la differenza tra una visione socialisteggiante della vita e una idea liberale dell’esistenza che non rinuncia alla capacità privata di alimentare lo spirito e la materia di cui siamo fatti secondo scelte individuali, famigliari, sociali ma non pubbliche.

Nutella, Nutellae.

È morto ieri a Montecarlo Michele Ferrero, l’industriale che è rimasto alla guida dell’omonimo gruppo dolciario fino al 1997 e che nel 1954 aveva inventato la Nutella, tra i marchi italiani più famosi nel mondo. Caparbio e visionario, non aveva mai ceduto alle sirene della finanza e si è sempre rifiutato di quotare la sua azienda, una multinazionale, in Borsa.

Scrive Stefano Bartezzaghi su Repubblica [15.02.2015, p. 21], a proposito della Nutella e degli altri prodotti della Ferrero:

Il prodotto principale della ditta retta da Michele Ferrero già nel nome ha indovinato la perfezione dell’ibrido, l’italianità che ingentilisce l’anglofonia, il diminutivo –ella che dà calore al monosillabo nut (il quale sta per la nostra nocciola). In quanto alla cosa, poi, la disponibilità a vaschette o molto meglio a barattoli di qualcosa che è crema ed è cioccolato può far sentire ogni goloso che si affacci ai bordi della confezione come Paperon de’ Paperoni sul trampolino da cui poi si tufferà nella piscina di dobloni. La Nutella! Consolazione, festa, delizia, peccato, godimento di lingua e palato, baffo all’angolo della guancia. E poi i cioccolatini dell’ambasciatore, gli ovetti con le sorprese da montare, i Mon Cherì e i Pocket Coffee, i Tic Tac e l’Estathè… Voluttà discrete, minime libidini dove la discrezione, la compostezza e il piemontesissimo «non esageriamo» sono altrettanti pertugi che aprono la via all’universo della più sconcertante, ma ordinaria, perversione.