Traslochi di carta.

Dopo quindici anni il New Yorker ha abbandonato i suoi uffici al 4 di Times Square per raggiungere il resto della Condé Nast nel nuovo One World Trade Center. Nick Paumgarten, giornalista del magazine, ha raccontato in un lungo articolo cosa ha voluto dire spostare un’istituzione come il New Yorker e chi ci lavora da un indirizzo all’altro:

La copertina del New Yorker che celebrava il trasloco, disegnata dall'artista canadese Bruce McCall.
La copertina del New Yorker che celebra il trasloco (numero del 2 febbraio 2015), disegnata dall’artista canadese Bruce McCall.

Francamente, la parte più difficile è stata prepararsi al trasloco. Poiché allo staff era stato detto di spostarsi con poca roba, per settimane abbiamo liberato gli uffici dai detriti accumulati negli anni. Alcuni è stato facile abbandonarli: qua e là saltavano fuori una bottiglietta di liquore esotico (qualcuno è interessato ad una boccetta di gin alla banana dell’Uganda?) o scatole di gadget promozionali. Quanta roba avevamo in giro! Ma soprattutto carta, intere foreste di carta. Migliaia di migliaia di libri abbandonati, alcuni accumulati per l’appeal della novità, o per un nascente interesse, o per lavori precedenti, o per lealtà (o senso di colpa) verso scrittori amici — un «accumulo di intenzioni», come ha detto un nostro conoscente — sono stati donati a enti come l’Housing Works. Molti altri libri in ottimo stato sono stati lasciati al loro destino, come fossero tanti cani randagi mai reclamati (pensiero poco commerciale: un negozio di libri usati chiamato Perfectly Good Books).
Nel mentre, arrivavano cestini vuoti che ripartivano con i rifiuti usciti dagli armadi e dai cassetti pieni di trascrizioni delle interviste, stampe, bozze, posta dai fan, lettere di odio, ricevute di spese, gadget collegiali e fotocopie di volti di bambini ormai cresciuti schiacciati contro il vetro della fotocopiatrice. Sembrava quasi di passare in rassegna le cose di una persona cara dopo che è morta, eccetto per il fatto che i morti in questo caso eravate voi. Cosa valeva la pena di salvare? Non molto, una volta entrati nello spirito del “senza carta”. Le uniche cose che vale la pena tenere sono le cose da fare dopo.

Criticare il One World Trade Center

oneworld

Questa settimana lo skyline di New York torna ad essere vivo, con le prime persone che prendono posto negli uffici del nuovo One World Trade Center, eretto laddove si trovavano prima le torri gemelle — tra i primi ad entrare, proprio oggi, i dipendenti di Condé Nast.

La critica è però sempre in agguato. Zachary M. Seward su Quartz fa un’analisi dell’edificio non proprio entusiasmente, definendolo addirittura «un fallimento»:

Born of politics and compromise, the building was never going to be an architectural masterpiece. The final product is a shell of the original vision to erect a soaring complex, known as the Vertical World Gardens, that reimagined New York’s financial district as the welcoming global capital it was always meant to be. Then came the revisions, the short-lived decisionto call it the Freedom Tower, more changes, and delays upon further delays.

What emerged, finally, is altogether safe—from the 185-foot concrete base that defends One World Trade Center against the city around it to the ever-so-slightly creative choice of finishing the building with a stack of tapering octagons. It is hard to imagine anyone getting worked up over this design. From whatever angle you choose to view it, the edifice says just one thing with any passion: that it exists.

Seward arriva addirittura a definirlo come «9/11 kitsch», un’espressione usata solitamente per definire tutta quella memorabilia, spesso tendente al cattivo gusto, prodotta in seguito al tragico evento:

One World Trade Center is 9/11 kitsch. This failure is most obvious in the spire, which stretches the building’s height to 1,776 feet. It’s the sort of empty symbolism that, like the Freedom Tower name, might have once seemed meaningful but now reveals itself to say nothing at all. Worse, actually, for the attempt to evoke American independence is actually an excuse to make One World Trade Center the tallest buildingin the United States, which will help sell $32 tickets to the observation deck, a crucial source of revenue.

(foto via flickr)