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Polemiche opportunità.

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Osservare la stampa straniera è una delle mie attività preferite. È come fare i turisti in un posto lontano da casa: la cosa bella non sono tanto i monumenti, o i musei, o il cibo; sono invece i differenti modi di vivere, le diverse piccole abitudini e le angolazioni con le quali è osservata la complessità del mondo che ci circonda.

Qualche giorno fa il Guardian ha pubblicato un editoriale nel quale affermava che non è accettabile che, durante i Proms, su 75 concerti totali inseriti nella rassegna solo 5 erano diretti da donne. Proseguendo nel ragionamento, il quotidiano inglese allargava l’orizzonte dell’analisi fino ad includere la situazione di tutte le orchestre sinfoniche di Londra:

London has five permanent symphony orchestras, all full of female players. Yet of the 20 conducting posts at these orchestras, just one is held by a woman – and the temporary post held by the London Symphony’s assistant conductor Elim Chan ends this season. It wouldn’t be acceptable in other professions. It isn’t acceptable here either.

Immaginate se un editoriale del genere — di quelli non firmati e dunque riconducibili al board direzionale del quotidiano — fosse apparso in Italia. Da noi è già difficile capire la differenza tra un commento e un editoriale – -utilizziamo i termini in maniera interscambiabile, ma non lo sono e nella stampa, soprattutto in quella anglosassone, vi è una differenza non di poco conto. Ma sarebbe difficile immagine un editoriale di questo tenore stampato sul Corriere della Sera, o la Repubblica, o La Stampa, o il Sole 24 Ore. Detto con un po’ di invida: perché sono gli editoriali che di solito mi diverte di più leggere.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere, e non tutte le invide sono fondate. La questione posta dal Guardian mi sembra così inutilmente polemica e così forzatamente pretestuosa (l’avevo già notato anche altrove), che se dirigessi un quotidiano anglosassone e avessi una platea di lettori avvezzi a non considerare serio un articolo solo quando parla di economia, o di beghe politiche interne, o di guerre, io allora dedicherei un editoriale per affermare che è inaccettabile che ci siano così poche donne che conducono i tir in giro per l’Europa, o che riforniscono le macchine alle pompe di benzina, o che tirano su i muri delle case e asfaltano le strade. E potrei andare avanti, trovando altresì irritante che ci siano così pochi uomini tra gli insegnanti degli asili nido o tra i sarti. Perché il punto da osservare non è che ci siano poche donne a dirigere le orchestre londinesi  — cosa della quale, sinceramente, mi dispiaccio, così come mi dispiaccio quando qualcuno considera un parametro del merito o della bravura una matematica spartizione uomo-donna anziché un’effettiva competenza che premi indistintamente anche solo tutte le donne, o tutti gli uomini. Il punto è che il Guardian affermava che il fatto «non sarebbe accettabile nemmeno in altri mestieri», non solo in quello del direttore d’orchestra.