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Un disco per il weekend.

Il disco del weekend, per quanto mi riguarda, è la compilation celebrativa dei 25 anni della Real World Records: Real World 25. Uscirà ufficialmente il prossimo lunedì, io che l’avevo pre-ordinata lo scorso giugno l’ho ricevuta ieri pomeriggio. Qui sotto il video-trailer che presenta l’operazione.

Suddiviso su tre dischi, il cofanetto ripercorre le tappe più significative di questa etichetta fondata da Peter Gabriel nel 1989, partendo dalla sua passione per le musiche del mondo e da quanto aveva capitalizzato con l’esperienza del Womad. Il primo disco contiene i classici, il secondo i brani da riscoprire e il terzo i preferiti dai fan dell’etichetta, interpellati prima dell’operazione attraverso il sito internet.

Si è discusso spesso di cosa rappresenti la Real World nell’economia musicale. In molti, e talvolta anche il sottoscritto, hanno criticato la visione troppo occidentale che dava della musica del mondo: una scelta estetica e, soprattutto, sonora, che faceva apparire la musica di territori lontana come se fosse filtrata per essere resa appetibile ad un pubblico occidentale. Come, insomma, se il pubblico occidentale fosse il centro del mondo di cui la Real World voleva fornire delle diapositive audio. Le critiche nulla tolgono al fatto che, nell’arco di 25 anni, il catalogo della Real World abbia avuto il merito di portare a conoscenza degli appassionati di musica dei suoni che altrimenti non sarebbero stati disponibili al grande pubblico. Del resto, se si parla di «World music» così come la conosciamo oggi, è anche merito di Peter Gabriel e della sua etichetta. L’input per la sua fondazione, nelle parole dello stesso Gabriel contenute nel video qui sopra, è descritta così:

Stavo ascoltando la radio a onde corte in un villaggio a circa 7 miglia da qui. Quando scese la notte improvvisamente si ricevevano tutte queste stazioni che di giorno non si sentivano. Era abbastanza misterioso e intrigante per me. E mi trovai così ad esplorare tutti questi tipi di suoni, rumori e musiche strane.

Se Real World 25 rappresenta un ottimo inizio per approcciare l’etichetta, un altro (eccellente) viatico è questa playlist, che documenta la Real World Recording Week del 1991: i fantastici studi situati nella campagna dello Wiltshire vennero aperti per una settimana ad 75 musicisti e produttori provenienti da oltre 20 nazioni diverse.

Dal mondo, del mondo, quelle cose lì.

World music. Oppure: visione tipicamente occidentale di cosa sia la world music. Del resto anche Toto Cutugno da Amoeba dischi è world music. Ancora: musica dal mondo (musica del mondo?) filtrata dalle orecchie di chi si considera il centro (al centro?) del mondo; in un certo senso adattata a questo fittizio centro del mondo, come si adattano i dialoghi delle serie tv al paese in cui vengono trasmesse.

Possiamo stare qui ore a discutere della world music così come negli anni ’80 la Real World di Peter Gabriel l’ha resa famosa. Ma è tempo sprecato, per capirlo basterebbe mettere su uno qualunque dei dischi del suo catalogo.

Io, nel frattempo, l’ho ordinato.