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Didascalia

Parole spese. Talvolta giuste, altre meno. Parole di elogio, parole esagerate.

Poi, verso la fine della coda di topo degli elogi funebri, arriva lui. Il bambino che smania di fare bella figura nella classe in cui i suoi compagni gli sono superiori, o comunque lui ha sviluppato nei loro confronti un malcelato complesso di inferiorità. Comprensibile la sua voglia di trovarsi nel momento giusto per dire la cosa giusta. Solo che prima definisce, inutilmente e  fuori contesto, «ingrato» il paese in cui vive; poi–forse perché a lui il Nobel non lo daranno mai nemmeno con i tempi che corrono–più ignaro che dimentico del fatto che un giullare, pur bravo, è uomo di corte per definizione, si affretta a dire che il defunto gli ha insegnato «a non essere cortigiano» e «ad essere indipendente».

Segue prova fotografica del perché, al bambino smanioso, non hanno chiesto dichiarazioni ai funerali di  Carmelo Bene o Paolo Poli.
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Questione di percentuali.

I giudici (d’appello, nel processo sul presunto plagio in Gomorra, ndr) hanno poi ritenuto che due passaggi del mio libro avrebbero come fonte due articoli dei quotidiani di Libra. Neanche due pagine su un totale di 331. Ricorrerò in Cassazione. Anche se si tratta dello 0,6% del mio libro

Queste le dichiarazioni di Roberto Saviano, raccolte dal Corriere del Mezzogiorno, riguardo il presunto plagio contenuto in Gomorra. I giudici hanno riconosciuto che due pagine su 331, cioè lo 0,6% dell’intero libro, sono state plagiate senza citare nemmeno le fonti. Una percentuale davvero ridicola: a sfogliare un qualunque testo accademico o tesi di laurea, ad esempio, il rischio è quello di incorrere in percentuali copiaincollate plagiate decisamente maggiore. Sacrosanta l’intenzione di Roberto Saviano di ricorrere in Cassazione. Per una volta, diciamo così, siamo dalla sua parte.

Ora però ci sarebbe anche un’altra dichiarazione da raccogliere, fatta da chi è appena uscito a pezzi da una sentenza della Cassazione — quando diciamo “uscito a pezzi” non intendiamo che ci sarà un editore che pagherà una multa ai plagiati; no, intendiamo proprio che c’è la conferma di una condanna, con arresti domicialiari o servizi sociali, decadenza da senatore e interdizione a vita dai pubblici uffici:

sono riusciti a condannarmi a quattro anni di carcere, soprattutto all’interdizione dai pubblici uffici per una presunta ma inesistente evasione dello zero virgola rispetto ai dieci miliardi di euro, quasi ventimila miliardi di vecchie lire, versati allo Stato dal ’94 ad oggi dal gruppo che ho fondato

Uno zero virgola, questo, che però non martirizza chi lo pronuncia.