Archivio tag: thom yorke

Vendere dischi con BitTorrent.

tomorrowMatthew Ingram su Gigaom ha fatto un po’ di conti su quanto avrebbe guadagnato Thom Yorke con il suo disco Tomorrow’s Modern Boxes, distribuito lo scorso settembre tramite la piattaforma BitTorrent.
BitTorrent in un post ha affermato che alla fine del 2014 il bundle era stato scaricato 4,4 milioni di volte. Il costo della parte a pagamento del bundle è di 6 dollari. Il che vuol dire che il disco potrebbe aver fruttato a Thom Yorke all’incirca 24 milioni di dollari (23,7 per l’esattezza), tenendo conto che la fee che trattiene BitTorrent è del 10%. La cifra, però, è del tutto teorica: il servizio Bundle di BitTorrent, infatti, permette agli artisti di costruire un pacchetto (bundle, in inglese) contenente sia materiale in free download (nel caso di Yorke, una canzone e un video) che a pagamento (l’intero album Tomorrow’s Modern Boxes). Per precisa scelta di Yorke, BitTorrent non è stato autorizzato a diffondere la cifra scorporata dei download. Ciò vuol dire che gli utenti hanno scaricato 4,4 milioni di volte il bundle, ma non si sa quanti di questi abbiano scaricato solo la parte gratuita, e quanti quella a pagamento. Partendo da questi dati, Ingram ipotizza che la cifra guadagnata da Yorke potrebbe comunque essere «intorno ai 20 milioni di dollari».

Continua a leggere

Ancora su Thom Yorke

Come il sottoscritto, anche Jillian Mipes non ci sta a farsi prendere in giro dal nuovo modello miracoloso scelto da Thom Yorke per distribuire il suo nuovo album Tomorrow’s Modern Boxes, ovvero quello di sfruttare la rete di BitTorrent (il cui CEO Matt Mason, in un’intervista a Rolling Stone, ha santificato anche rispetto a modelli che coinvolgono direttamente gli artisti quali Bandcamp):

C’è qualcosa di compiaciuto e anche un po’ volontariamente ignorante nel modo con cui Yorke, agendo come se fosse il salvatore dell’industria musicale, descrive le funzioni di una piattaforma come Bandcamp. Ha già ricoperto questo ruolo nel 2007, con il modello paga-quello-che-vuoi utilizzato per In Rainbows e annunciato solo 10 giorni prima dell’uscita fissata con un post sul blog ufficiale dei Radiohead Dead Air Space. L’esperimento di presentarsi al pubblico senza un’etichetta discografica è stato oggetto di studio, idolatrato ed emulato anche dagli stessi artisti che oggi si appoggiano a Bandcamp. Cosa, in termini di distruzione del modello distribuzione della discografia tradizionale, Yorke vuole ancora cambiare — criticando tra l’altro con una mano Spotify mentre con l’altra celebra i torrent a pagamento?

E ironizza anche sul lato artistico, centrando in pieno l’obiettivo:

Questo modello di distribuzione non cambierà il mondo della musica, così come le stesse canzoni contenute in questo Tomorrow’s Modern Boxes non porteranno grandi cambiamenti nella musica elettronica o nella cosiddetta IDM come genere musicale. Thom Yorke ha fatto un disco abbastanza in linea con gli altri prodotti in questa decade: strati e strati di ambient elettronica e voci semi-incomprensibili che intossicano l’ascoltatore con mood e vibrazioni anziché con messaggi tangibili. Ha fatto uscire il disco di venerdì pomeriggio tra il pranzo e le cinque, un orario che sembra dire che non gli interessasse granché fare clamore mediatico prima di un weekend (ci è riuscito, comunque). Ha scritto un paragrafo per spiegare cosa stava cercando di fare. Dopodiché, immagino, si è sloggato dalla rete e ha continuato a lavorare al nuovo disco dei Radiohead. Accettiamolo per quello che è e niente di più.

Yorke su BitTorrent.

Thom Yorke dei Radiohead ha creato scompiglio in un noiosissimo venerdì pomeriggio annunciando a sorpresa la pubblicazione del suo nuovo album Tomorrow’s Modern Boxes. Il disco è disponibile in due versioni: una digital only per 6 dollari e una in vinile deluxe + digital a 30. La sua distribuzione, per la versione digitale, è affidata a Bit Torrent.

Yorke spiega l’esperimento così:

As an experiment we are using a new version of BitTorrent to distribute a new Thom Yorke record.
The new Torrent files have a pay gate to access a bundle of files..
The files can be anything, but in this case is an ’album’.
It’s an experiment to see if the mechanics of the system are something that the general public can get its head around. If it works well it could be an effective way of handing some control of internet commerce back to people who are creating the work.
Enabling those people who make either music, video or any other kind of digital content to sell it themselves.
Bypassing the self elected gate-keepers.
If it works anyone can do this exactly as we have done.
The torrent mechanism does not require any server uploading or hosting costs or ’cloud’ malarkey.
It’s a self-contained embeddable shop front…
The network not only carries the traffic, it also hosts the file. The file is in the network.

Continua a leggere

Voci assennate.

Nel lungo dibattito che si è sviluppato intorno ai nuovi modi di fruire musica — che da queste parti sono stati parecchio analizzati — finalmente inizia a levarsi qualche voce assennata. Sto parlando della violoncellista Zoe Keating che, intervenendo ad una tavola rotonda organizzata dalla Virgin la scorsa sera a Londra, ha messo in chiaro un paio di cose. Cioè che per musicisti come lei è impensabile non prendere in considerazione l’uso delle nuove tecnologie applicate alla distribuzione musicale (dunque Spotify e tutti gli altri servizi sotto attacco dei grandi nomi come Thom Yorke e David Byrne). A patto però che questi servizi non si basino più su modelli economici come quelli del passato, frutto di negoziazioni con le sole case discografiche. Quello che chiede Zoe Keating, in sostanza, è che gli artisti siano inclusi in queste nuove meccaniche:

An artist like me couldn’t exist without technology: I can just record music in my basement and release it on the internet. And it’s levelled the playing field: an obscure artist like myself who makes instrumental cello music can just get it all out there. But this is not just an excuse for services to replicate the payment landscapes of the past. It’s not an excuse to take advantage of those without power. Corporations do have a responsibility not just to their shareholders but to the world at large, and to artists.

Caro Thom Yorke

La faccio brevissima, come l’ho fatta brevissima sul mio profilo Facebook:

Io ho come l’impressione che invece sia Thom Yorke ad essere alla frutta. Lungi dal difendere tout court il ‘modello spotify’ (una parte per il tutto, ovviamente), mi sembra però che «l’ultima disperata scoreggia di un corpo moribondo» sia la difesa corporativa di un modello che non è più sostenibile, senza per altro aggiungere a questa una sola proposta che sia valida e non generica.