Il turpiloquio.

Tutti i guru del pensiero unico parlano sempre della volgarità, fanno ruotare intorno a questo banale interdetto la loro eleganza molto presuntiva, e così si rendono volgari. il linguaggio non è solo definitorio, denotativo o connotativo, è anche vulcanico, consente l’eruzione e talvolta obbliga all’irruzione. Formalismo, calligrafia, mitezza dell’espressione sono valori forti, segnalano grace under pressure, ma possono facilmente convertirsi in un esibizionismo della forza psicologica, possono essere benevolenza esorcistica, violenza morale assolutista. Non si può né si deve sempre ostentare controllo eccessivo di sé, espressione forbita, noncuranza. C’è un tempo per ammirare, un tempo per pacificare, un tempo per le belle lettere, un tempo perfino per l’adulazione che è arte rara e raffinata, ma poi c’è un tempo per la violazione della regola, della maniera, della costumanza intesa come rassegnazione, rifiuto del dialogo, di cui l’insulto, quando uno sia un pirla, è il sale salato.

Giuliano Ferrara a proposito del turpiloquio (Il Foglio, 5.12.2012, p.1)