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I libri secondo Umberto Eco

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Nella concitazione della celebrazione della vita e dell’opera di Umberto Eco, molti sono gli argomenti citati nelle articolesse e nei ricordi dei migliori commentatori della stampa italiana. La lettura dei giornali, questa mattina, portava via almeno il doppio del tempo: al necessario bisognava aggiungere lo spazio supplementare, gustoso, da dedicare agli “in memoria” e “in morte” di Umberto Eco.

Dei tanti argomenti toccati, i libri sono tra i più presenti. Libri che, per Eco, erano uno strumento eccezionale non solo della conoscenza e della divulgazione, ma anche del leggere «per il piacere di farlo». Una lettura quasi fine a se stessa, che prescinde dall’argomento e trova il suo essere nell’analisi dettagliata di ciò che l’autore – fosse di un testo, ma anche di un articolo – intendesse dire con la sequenza delle parole e dei segni di interpunzione adoperati.

Tra i tanti libri citati, uno ha fatto scuola: Come si fa una tesi di laurea, pubblicato per la prima volta da Bompiani nel 1977. Corrado Augias lo ha definito, su Repubblica, un «esempio clamoroso di come Eco riuscisse a trasformare un argomento plumbeo in una scintillante, ironica, rassegna dove accurate istruzioni per l’uso si mescolano i più appropriati esempi, sillogismi, metafore». Dello stesso avviso Giorgio Dell’Arti, che a Eco ha dedicato tutto il suo “Fatto del giorno” sulla Gazzetta dello Sport e che, parlando di Come si fa una tesi di laurea («il suo capolavoro»), l’ha descritto come «uno straordinario corso accelerato per chiunque voglia scrivere qualcosa su un tema preciso e in un tempo dato». Tono simile a quello usato da Arnaldo Massarenti sulla prima pagina del Domenicale del Sole 24 Ore, che ha parlato di questo libro come di un testo «pieno di arguzia e di umorismo, di letteratura e di filosofia, ma soprattutto di istruzioni per l’uso».

Ma cosa ha scritto Eco sui libri nel suo Come si fa una tesi di laurea? I libri, in quel caso, hanno occupato una parte consistente del saggio. I libri, del resto, erano considerati la «fonte primaria» alle quali uno studente deve attingere per preparare tutto il materiale di cui ha bisogno e intorno al quale sviluppare la sua tesi. Essendo in quello specifico caso il libro un materiale, Eco non lesinava affatto sul suo impiego attivo. Per prima cosa, il libro va annotato:

se il libro non è vostro e non ha valore di antiquariato non esitate ad annotarlo. Non credete a coloro che dicono che i libri vanno rispettati. I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare. Anche se lo rivenderete ad una bancarella vi daranno solo due soldi, tanto vale lasciarvi i segni del vostro possesso.

E poi va sottolineato, perché

la sottolineatura personalizza il libro. Segna le tracce del vostro interesse. Vi permette di ritornare a quel libro anche dopo molto tempo ritrovando a colpo d’occhio quello che vi aveva interessato. Ma bisogna sottolineare con criterio. Ci sono coloro che sottolineano tutto. È come non sottolineare nulla. D’altra parte può darsi che in una stessa pagina vi siano informazioni che vi interessano a diversi livelli. In quel caso si tratta di differenziare le sottolineature. Usate i colori, pennarelli a punta fine.

Stando bene attenti a quelle volte, però, in cui non si deve sottolineare: «Quando il libro non è vostro, naturalmente, o se si tratta di una edizione rara di gran valore commerciale». In questo caso possono venire d’aiuto le fotocopie, con qualche avvertenza:

le fotocopie sono uno strumento indispensabile […] Ma sovente le fotocopie agiscono da alibi. Uno si porta a casa centinaia di pagine di fotocopie e l’azione manuale che ha esercitato sul libro fotocopiato gli dà l’impressione di possederlo. Il possesso della fotocopia esime dalla lettura. Succede a molti. Una sorta di vertigine dell’accumulo, un neocapitalismo dell’informazione. Difendetevi dalla fotocopia: appena avutala, leggetela e annotatela subito. Se proprio non siete spinti dalla fretta non fotocopiate qualcosa di nuovo prima di avere posseduto (e cioè letto e annotato) la fotocopia precedente. Ci sono molte cose che io non so perché ho potuto fotocopiare un certo testo: così mi sono calmano come se lo avessi letto.

Non stupiscono affatto questi consigli di Eco su come si devono maneggiare i libri. Sul Domenicale del Sole 24 Ore è stata pubblicata una specie di autobiografia inedita di Eco, che lo studioso aveva scritto avendo come interlocutore il noto editore Franco Maria Ricci. Vi si legge, in conclusione: «Io i libri, anche costosi, li segno a biro e li mangio come il Veggente di Patmo, dolci o amari che siano».