Sussidi di stato

Il ministro per il commercio svedese, Annie Lööf, ha dichiarato di essere a favore della legalizzazione del downloading illegale se per uso privato. La dichiarazione è oltremodo imprudente, non fosse altro perché tra le argomentazioni ci sarebbe quella trita e ritrita dell’aumentare la libertà di Internet, un paravento dietro al quale spesso si dicono delle fesserie. A dimostrazione che l’argomento, oltre ad essere stancante, è sempre molto delicato è arrivata la riposta di Helienne Lindvall, la quale afferma cose condivisibili e altre più questionabili (ma la cosa vale sempre quando ad esprimersi sono solo i rappresentati dell’una o dell’altra categoria, in questo caso lei è una compositrice). La chiusura del pezzo è però la parte migliore, perché smaschera la miopia del ministro svedese:

What is interesting is that a leader of a party in the conservative alliance, who has Thatcher as a role model and whose position in the government is focused on trade, seems to view music as an ideological issue. She sees free access to all music as a human right that far outweighs the right of music-makers to determine what happens to their work or to compete in a market that offers them the chance to make a living from it. It sounds almost socialist. If it is, I can only assume that Lööf also believes musicians (and authors and film-makers and authors) should be wholly subsidised by the state.

La parte condivisibile nel discorso di Lindvall è ovviamente quella in cui, da rappresentante della categoria degli autori, afferma di voler competere liberamente nel mercato, cosa importante in un mondo in cui gli autori tendenzialmente si sentono una categoria da proteggere e vorrebbero essere pagati solo in funzione del loro essere autori.

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